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Le PMI che commerciano con l’estero creano più occupazione

7 Luglio 2010

Il 25% delle piccole e medie imprese dell’UE effettua esportazioni o ne ha effettuate nel corso degli ultimi tre anni, come rivela un nuovo studio della Commissione europea, pubblicato ieri. E sono queste PMI a creare lavoro: il loro tasso di crescita dell’occupazione è del 7%, rispetto all’1% di quelle che non effettuano attività di tipo internazionale. Internazionalizzazione fa anche rima con innovazione: l’introduzione di prodotti o servizi innovativi riguarda il 26% delle PMI attive a livello internazionale e l’8% soltanto delle altre piccole imprese.

Le attività internazionali sono, tuttavia, orientate principalmente verso altri paesi del mercato europeo: solo il 13% delle PMI opera su mercati al di fuori dell’UE. Ma le imprese europee sono più attive a livello internazionale rispetto alle PMI statunitensi o giapponesi.

Lo studio della Commissione europea sull’internazionalizzazione delle PMI ha riguardato 26 settori: è nel commercio all’ingrosso, nelle attività estrattive e manifatturiere e nella vendita di autoveicoli che si è riscontrata la percentuale più elevata di PMI internazionalizzate. Nell’ambito dei servizi, è il settore della “ricerca” quello in cui si registra un dato molto elevato. Le PMI che svolgono attività di esportazione sono percentualmente più numerose nei seguenti settori: estrattivo (58%), manifatturiero (56%), vendite all’ingrosso (54%), ricerca (54%), vendita di autoveicoli (53%), noleggio e locazione (39%), trasporti e comunicazioni (39%).

Il vicepresidente della Commissione Antonio Tajani, responsabile per l’industria e l’imprenditoria, ha dichiarato: “Ancora oggi le PMI europee dipendono pesantemente dai rispettivi mercati nazionali, nonostante le opportunità offerte dal mercato unico allargato e, più in generale, dalla globalizzazione. Un miglioramento dei risultati delle nostre imprese più piccole nel commercio transfrontaliero e internazionale è importante ai fini di un rafforzamento della crescita, di un potenziamento della competitività e della promozione della sostenibilità a lungo termine delle aziende.”

L’inchiesta ha interessato 9 480 PMI di 33 paesi europei e 26 settori di attività, analizzando tutte le attività che comportano un rapporto commerciale con un partner straniero: esportazioni, importazioni, investimenti esteri diretti, contratti internazionali di subfornitura, cooperazione tecnica internazionale. I risultati sono molteplici ma la conclusione è chiara: chi va sui mercati internazionali innova e crea occupazione. Si scopre inoltre che l’importazione è un passo verso l’esportazione: tra le PMI che effettuano sia import che export, quelle che hanno iniziato importando sono il doppio (39%) rispetto a quelle che hanno cominciato esportando (18%). Ma i programmi pubblici di sostegno sono in larga misura sconosciuti: solo il 16% delle PMI li conosce e solo un modesto numero si avvale del sostegno pubblico.

A livello europeo, ad esempio, la Commissione gestisce alcune iniziative rivolte alle associazioni imprenditoriali e dirette ad alcune zone del mondo come l’America Latina o l’Asia. Il loro utilizzo va facilitato soprattutto per le microimprese, che sono quelle che hanno più bisogno di questi programmi e ne trarrebbero maggiore beneficio. Inoltre, queste iniziative devono collegare maggiormente l’accesso ai mercati con l’innovazione.

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