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A Monza la Commissione Ue detta all’industria: parola d’ordine innovazione

22 Luglio 2010

Tajani_AntonioEx giornalista professionista, portavoce del Presidente nel Consiglio, Eurodeputato ed oggi Vice Presidente della Commisione Europea per l’Industria e l’impresa, Antonio Tajani 57enne nativo della Capitale, questo pomeriggio ha incontrato gli imprenditori della Brianza e di Lecco per confrontarsi sulle future politiche di impresa post crisi.

Onorevole Tajani, la Brianza da sempre è terra florida, in particolar modo per le imprese nei settori meccanico, tessile e del legno arredo, come è possibile che abbia risentito così duramente della crisi?

La crisi provoca sempre ripercussioni negative, a tutti i livelli. E’ però fondamentale che le aziende e quindi gli imprenditori, reagiscano senza fuggire. L’imprenditore, di per sé, ha coraggio nel scegliere la sua strada. Deve tirarlo fuori nuovamente ed innovarsi. Noi istituzioni dobbiamo permettere e favorire il recupero della politica imprenditoriale ed industriale, ed in Europa è già stato fatto. Prima della crisi la politica economica era fondata sugli investimenti, sulle speculazioni, sulle banche e poi sui servizi. Oggi è stata fatta una scelta diversa. La prima tappa del rilancio è quella di mettere le nostre realtà nelle condizioni di essere competitive e di dare nuovo slancio all’innovazione ed impedire la loro de-localizzazione, sinonimo di fuga, per favorirne invece l’internazionalizzazione.

Vi sono realtà straniere, in Italia ed in Brianza, che hanno invece superato la crisi con minor danni, qual è la differenza?

Chi ha puntato sull’innovazione tecnologica e culturale, ha affrontato i momenti difficili con meno fatica. Ma per fare questo un impresa ha bisogno di soldi, e conseguentemente di accesso al credito. Ho cercato di dare un forte segnale in questo senso, chiamando a raccolta i soggetti competenti per analizzare e rilanciare l’accesso al credito delle imprese. Oltre a sollecitare le banche italiane in questa direzione, ho lavorato perché siano aperti anche canali europei. L’altro fronte sul quale puntare, è quello del credito maturato dall’azienda nei confronti della pubblica amministrazione. La Commissione ha presentato una direttiva, che va approvata poi dal Parlamento Europeo, sui ritardi dei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione. Questo provvedimento potrebbe generare quasi 180 miliardi di euro di liquidità addizionale per le piccole e medie imprese. Inoltre è stato raggiunto anche un accordo per le penali da applicare in caso di ritardi, che saranno circa del 5%. Confido che la direttiva possa essere approvata già in autunno e che la sua entrata in vigore sia datata massimo fine 2011.

Imprenditoria e giovani, disoccupazione e difficoltà di lancio di nuove imprese, quali prospettive intravede in questo senso?

La formazione è un ottimo punto di partenza in questo senso, ma non basta. L’università forma la cultura imprenditoriale, noi istituzioni dobbiamo alleggerire tutti gli aspetti burocratici ed aiutare i giovani a mettersi in pista. In Europa esiste una possibilità concreta, simile all’ Erasmus universitario, dedicata ai giovani imprenditori. Un soggetto che sceglie di lanciarsi nel fare impresa, viene messo in contatto con un’azienda avviata del settore, presso la quale l’imprenditore in erba può acquisire esperienza in un altro paese, usufruendo di una borsa “lavoro” di circa 1000 euro al mese. Mi hanno raccontato ultimamente di un giovane stagista bulgaro, venuto in Italia per acquisire esperienza in un’azienda vinicola toscana. Esperienza che esporterà nel suo paese. La carta fondamentale da giocare, oggi, è l’innovazione. Sfruttare e cercare nuove forme di lancio, utilizzando creatività e canali di comunicazione diversi dal passato. In questo senso, un ruolo importante lo possono avere le donne.

Impresa, politica e malavita, come commenta questo intreccio tipicamente italiano e che soluzione può eventualmente essere importata dall’esperienza del fare impresa in Europa?

Non basta arrestare i criminali, bisogna tagliare alla base, privarli degli strumenti per fare affari. Serve una forte politica giudiziaria anti-crimine, che vada al cuore del problema, e che colpisca con regole ferree. Bisogna bloccare le infiltrazioni criminali prima che firmino appalti truccati. In Europa l’Olaf (Ufficio Europeo per la Lotta Anti Frode), che protegge gli interessi finanziari dell’Unione contro frodi, corruzione ed attività illecite, collabora attivamente e proficuamente con l’Italia, perché le nostre autorità ne favoriscono le azioni.

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