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Tra giovani pastori e concetti ‘due punto zero’. Ecco il nuovo modo di fare agricoltura in Brianza

18 Giugno 2010

trattore-agricolturaL’angolo di Brianza che non ti aspetti: tra industrie laboriose e negozi di moda, tra clacson di macchine imbottigliate e cemento scuro, tra aperitivi infiniti e i-Phone di ultima generazione, ecco uno scorcio di terreno inviolato, un trattore, oltre mille pecore, tre asini, due cani e un ragazzo di ventisei anni, Daniele Velati, di professione pastore (in foto).

Proprio oggi, venerdì 28 maggio, data che passerà alla storia in Europa come l’i-Day (primo giorno nei negozi del vecchio continente per il nuovo arrivato di casa Apple, l’i-Pad), c’è un giovane brianzolo, nativo di Briosco, ma cresciuto a Seregno, che è alle prese con trattori, tosate e gregge. «Non ho molto tempo, – esordisce Velati con un timido sorriso – si sono allentati i bulloni al trattore. Ogni tanto capita».

daniele-velatiGià, il trattore. Daniele lo manovra con estrema precisione, lo guida con cura e pare divertirsi ai comandi di questo bestione dalle ruote grandi quanto un’utilitaria. Non nascondo la mia impressione: osservare un coetaneo destreggiarsi tra cingolati e lame, non è propriamente una cosa da tutti i giorni.

«È del tutto normale per me, – racconta Daniele – è il lavoro della mia famiglia. Partì tutto dal mio bisnonno e ora tocca a noi. Certo, ho poche occasioni per appassionarmi a altro, per coltivare degli hobby. Eppure mi piace, è la mia attività».

Certo ma, di questi tempi, in Brianza, mentre sorgono cantieri in ogni angolo e la speculazione edilizia è più che una fonte di guadagno, è lecito chiedersi dove, Daniele e la sua famiglia, riescano ancora a traghettare il proprio bestiame. «Non è facile, in effetti. – commenta il giovane pastore – Anche se, ormai, mi conoscono tutti. Insomma, basta domandare le autorizzazioni e un posto salta sempre fuori, ma chissà in futuro».

Le risposte telegrafiche di Daniele, e i continui sguardi che getta verso le tante pecore che ci fissano stranite, mi fanno capire che il tempo sta già per terminare. Vado al sodo: il guadagno. «Non ci possiamo proprio lamentare. E anche la politica aiuta, con i contributi del governo».

pecoreLa politica, appunto.

Daniele Petrucci (in foto qua sotto), consigliere provinciale Monza e Brianza con delega alla Politiche agricole, ci introduce a un breve ripasso di storia: «La realtà è che i terreni agricoli, in Brianza, sono il 36% del totale. Non molti: paghiamo l’essere appartenuti alla provincia di Milano che, notoriamente, dedica all’agricoltura l’area sud, e non, quindi, la nostra. Inoltre, come sappiamo, l’urbanizzazione del territorio è percentualmente molto elevata».

Un’attività ormai obsoleta e destinata a scomparire, insomma? «Assolutamente no. Abbiamo un progetto preciso quinquennale. Innanzitutto, stiamo provvedendo a mappare il settore per capire di cosa  c’è realmente bisogno. In secondo luogo, cerchiamo di evolvere e potenziare la rete tra i piccoli agricoltori: l’attività classica, quella che produce e vende il proprio latte, oggigiorno, sarà fatalmente in difficoltà, mentre, se oltre a produrre e a vendere il latte, iniziassero anche con i formaggi, i latticini, lo yogurt, il vino, la lana…».

petrucci-daniele-ass-provFare rete’: un concetto dei cosiddetti ‘anni zero’ prestato all’agricoltura e alla pastorizia? «Si deve cercare di ridurre la filiera. I prodotti brianzoli, a chilometri zero, direttamente dal produttore al consumatore, questa è la soluzione. Abbiamo da poco partecipato a un bando di gara, insieme alla provincia di Bergamo, per produrre la mozzarella di bufala anche in Lombardia. Se vincessimo, individuerò tre aziende disponibili a mettere capi di bestiame e un’azienda che produca materialmente la mozzarella».

In questo tourbillon di informatizzazione, quanta richiesta e quanta voglia c’è di prodotti agricoli e di terra? «Una voglia sempre maggiore. La richiesta di prodotti brianzoli è altissima. La gente vuole sapere cosa mangia e vuole spendere, ovviamente, di meno. Stiamo tra l’altro provvedendo al recupero della pecora brianzola, ne abbiamo circa 150 esemplari. La gente ha il desiderio di fermarsi e di godersi i veri piaceri della vita: mangiare bene, riscoprire la terra e farsi coccolare dagli agriturismi della zona».

 

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