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Monza. Vendevano ragazzine per farle prostituire, smantellata una famiglia rumena malavitosa

19 Giugno 2010

carabinieri-luccioleVendevano giovani donne, a volte minorenni, tra madre patria e bel paese, rapendole, circuendole ed obbligandole a prostituirsi. Organizzati, spietati, facenti parte di un’unica grande famiglia rumena, da quattro anni padroni della strada, i protettori erano in grado di fornire ragazze in tutta Italia e di avanzare diritti sul territorio a scapito di famiglie ed etnie concorrenti, per un giro d’affari di circa 10 milioni di euro annui. Una lunga ed articolata indagine dei Carabinieri di Monza, in collaborazione con la Polizia Rumena e la Dda di Milano, ha permesso l’arresto di 47 persone, che ieri sono finite in manette, in Italia e in Romania.

Le loro attività sono finite nel mirino delle forze di polizia grazie ad un albanese che, intercettato a Monza per un traffico di stupefacenti, ha guidato i carabinieri ad alcuni membri delle famiglie rumene, già sotto osservazione da parte della Dda di Milano. Le lucciole, un centinaio in totale, a volte sposate, a volte ancora minorenni ospiti di orfanotrofi, venivano prelevate, con o contro la loro volontà, a Giorgiu, vicino Bucarest, e vendute per cifre variabili tra i 1000 ed i 3000 euro. Una volta a Milano, le ragazze venivano messe sulla strada dall’organizzazione rumena, picchiate, torturate e ridotte in schiavitù, da uomini e donne che, sul loro dolore e la loro paura, si sono arricchiti.

Con la collaborazione di alcune associazioni e case di accoglienza nel milanese, i carabinieri di Monza hanno raccolto oltre venti denunce, fondamentali per riuscire a ricostruire la rete degli sfruttatori, arrestati ieri mattina. “La Polizia rumena ci ha chiesto aiuto per monitorare una forte attività di prostituzione e tratta delle donne con base in patria – spiega il Pm Ester Nocera, Dda Milano – le ragazze venivano prelevate a Giorgiu, vicino Bucarest, con false promesse d’amore, vendute dai mariti o rapite in istituti. Alcune avevano meno di 15 anni”.

luccioleIn Romania le ragazze venivano messe sull’aereo dai loro aguzzini, a volte con indosso solo un pigiama e, una volta a Milano, venivano portate in auto in vari appartamenti, tra cui quello di un Italiano, a Sesto San Giovanni, ora agli arresti domiciliari. “La zona in mano alle famiglie rumene è quella compresa tra viale Sarca e via Fulvio Testi – racconta il Colonnello Giuseppe Spina, Comandante dei Carabinieri di Monza – con alcune singole ragazze che venivano inviate poi in Brianza, ma anche a Como, Rimini e Siracusa”. Quando qualcuna si rifiutava di prostituirsi, veniva punita orribilmente “Cugino, da tre giorni volevo chiamarvi per dirvi che lui la tiene nuda, in ginocchio, sul balcone, apre tutte le finestre, la tiene con i piedi nell’acqua fredda come i detenuti, a meno sette gradi – si ascolta in un’intercettazione tra due protettori – Dagli un consiglio, digli che è meglio metterla in bagno e picchiarla, ammazzarla e non permetterle di gridare all’aperto che qualcuno la potrebbe sentire”. Una giovane mamma, è stata minacciata dal marito, che le ha giurato di ucciderle il bambino di tre anni se non avesse guadagnato a dovere, un’altra giovanissima è stata picchiata a sangue perché reticente a rapporti sessuali insoliti e mandata per la strada con il braccio rotto, insieme ad altre in stato interessante “Ogni ragazza doveva guadagnare almeno 300 euro al giorno – spiega il Tenente Marco D’Aleo, Comandante del Norm di Monza – le più accondiscendenti potevano tenersi qualcosa, le più giovani invece erano totalmente in mano ai protettori”.

Tutti i fermati sono indagati per associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e, per quattro di loro, è scattato l’arresto anche per tratta di esseri umani.

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