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Etichetta “Made in” obbligatoria per il tessile: il Parlamento europeo alza la voce

4 Giugno 2010

logo_europaEtichette “Made in” obbligatorie per tutti i capi d’abbigliamento e altri prodotti tessili commercializzati in Europa: è chiara e netta la posizione del Parlamento europeo a tutela dei produttori del settore in Europa. La presa di posizione è particolarmente rilevante in quei Paesi dell’UE, come l’Italia, dove il settore è molto sviluppato e colpito da anni da una forte crisi.

I deputati hanno approvato la revisione del sistema di etichettatura europea, chiedendo alla Commissione europea di proporre un nuovo schema armonizzato e obbligatorio. Su questo tema l’Europa è la dimensione essenziale sulla quale agire. Il tema del commercio internazionale è infatti di competenza esclusiva dell’Unione, che può quindi introdurre misure a tutela dei prodotti europei. La presa di posizione dei deputati europei ha una forte valenza politica per diverse ragioni. Innanzitutto, essa è stata sostenuta a larghissima maggiorana, coinvolgendo tutte le principali forze politiche e i deputati di diversi Paesi. In secondo luogo, non ci si aspettava dal Parlamento una posizione così netta: il dibattito era partito da alcune questioni puramente tecniche, e invece il Parlamento ha colto l’occasione di alzare decisamente il tiro. Questo conferma una tendenza già evidenziatasi su diversi dossier negli ultimi mesi: con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona il Parlamento europeo diventa un’istituzione di assoluta importanza per i cittadini e le imprese di tutt’Europa.

Secondo il Parlamento europeo, l’etichettatura sul paese d’origine deve essere obbligatoria per i evitare che consumatori siano tratti inganno da diciture che suggeriscono che la manifattura di un abito è stata eseguita in uno Stato dell’UE, invece che in un paese terzo. Attualmente, le etichette “Made in” sono volontarie e il loro uso dipende dalla legislazione nazionale. In confronto a quella europea, la normativa negli USA, in Canada o in Giappone è molto più severa, e regola in modo dettagliato l’indicazione obbligatoria del paese d’origine.

Il Parlamento di Strasburgo ha approvato la risoluzione con 528 voti a favore, 18 contrari e 108 astensioni. Il nuovo regolamento si applicherà non solo ai capi di abbigliamento, ma a tutti i prodotti tessili: tende, divani, tovaglie, e perfino giocattoli se composti da tessuto almeno per l’80%.

L’attuale legislazione europea sull’etichettatura nel tessile consiste esclusivamente nell’armonizzazione dei nomi delle fibre – ce ne sono oggi 48 (18 naturali e 30 sintetiche) vendute nel mercato unico europeo – e della loro composizione. In origine, il Parlamento doveva esprimersi solo su una proposta tecnica della Commissione europea, che aveva l’obiettivo di diminuire il tempo necessario per la commercializzazione di nuove fibre. Invece, i deputati ne hanno fatto una proposta ben più politica: rendere l’etichettatura sul paese d’origine obbligatoria per tutti.

La richiesta del marchio d’origine obbligatorio non è nuova da parte dell’assemblea: una proposta specifica sul “Made in” del 2005, già approvata dai parlamentari, è bloccata al Consiglio da anni. Con il testo votato oggi, il Parlamento intende mettere pressione sui governi UE.

I deputati hanno quindi chiesto alla Commissione di presentare una relazione, e, se necessario, una proposta legislativa ad hoc per imporre le nuove regole sul “Made in” in tutta Europa. La relazione dovrebbe valutare la possibilità di imporre un’etichettatura obbligatoria e armonizzata a livello europeo anche sulla manutenzione del capo (oggi è volontaria), la taglia, le eventuali sostanze pericolose contenute (infiammabilità e possibili elementi allergici). I deputati chiedono di considerare anche l’introduzione di un’etichettatura sociale e ambientale, per informare i consumatori delle condizioni di lavoro e dell’impatto ambientale con cui il capo è stato fabbricato.

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