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Vita da emigranti in Svizzera: due brianzole all’estero, Valeria e Giulia Seri, si raccontano in esclusiva

3 Maggio 2010

Giulia_Manu_seriOramai si ripete quasi fosse una cantilena: il Belpaese soffre di un’endemica fuga di cervelli. Sono sempre più frequenti, infatti, i casi di italiani che raggiungono notorietà e successo al di fuori dei confini della nostra penisola e non occorre certo richiamarli alla memoria.

Come è noto, questo fenomeno interessa in particolare le regioni del Sud. Ma che dire della Brianza? Siamo ancora sicuri che la piccola e industriosa provincia lombarda sia un territorio in grado di tenersi stretto le proprie avanguardie lavoratrici? In alcuni settori la nostra provincia continua a essere un polo persino attrattivo, ma in generale non è certo il paese dei balocchi. La dimensione medio-piccola (più piccola che media) delle imprese e la dismissione degli ultimi poli industriali rimasti hanno fatto sì che i lavoratori altamente specializzati cercassero fortuna altrove.

Così è accaduto a Valeria e Giulia Seri, due sorelle monzesi che si sono trasferite a Zurigo. Valeria, classe 1983 e laurea a pieni voti in Economia, vive e lavora nella capitale finanziaria elvetica, in una nota compagnia di assicurazioni; mentre Giulia, un anno più giovane e laureata in Ingegneria, dopo un periodo di studi presso il Politecnico zurighese ETH e un programma di ricerca applicato, ha concluso la propria esperienza svizzera. Giulia si trova in questi giorni a Zurigo per far visita alla sorella e agli amici conosciuti durante il suo soggiorno e, quindi, decidiamo di incontrarci tutti e tre in un locale sulle rive dello Zürichsee per una breve intervista e per goderci il primo sole primaverile.

Giulia e Valeria perché vi siete trasferite a Zurigo?

G: Mi sono trasferita a Zurigo nel settembre del 2008 per terminare la mia carriera universitaria. Ero intenzionata da tempo a trascorrere un periodo di studio all’estero per arricchire la mia formazione. Ho fatto domanda presso la mia università italiana, il Politecnico di Milano, per partecipare al programma di scambio denominato Unitech Programm. Il mio soggiorno si è prolungato fino alla fine del 2009 perché ho deciso di sfruttare le opportunità del programma svolgendo uno stage retribuito in un istituto di ricerca altamente specializzato.

V: Una volta laureata, sono stata assunta immediatamente dalla compagnia di assicurazioni per la quale lavoro e ho cominciato a fare la spola tra Milano e Londra. All’interno dell’azienda ho partecipato a programmi di promozione destinati a giovani talenti e così mi si è presentata l’opportunità, che ho colto al volo, di trasferirmi presso la sede centrale qui a Zurigo.

Qual è il giudizio complessivo relativo alla vostra esperienza?

G: Il giudizio positivo riguarda certamente le esperienze di studio e professionale, ma anche dal punto di vista personale ho imparato a gestire la mia vita senza il supporto dei miei genitori. Ho imparato a conoscere il contesto svizzero, le varie realtà migranti che lo popolano e ho messo in discussione alcune delle certezze che avevo prima del mio trasferimento. In alcuni momenti ho sofferto ma sono maturata.

V: Nel complesso è un’esperienza positiva, anche se occorre fare dei distinguo. Dal punto di vista lavorativo sono assai soddisfatta: ho colleghi assai piacevoli e rilassati, imparo ogni giorno nuove cose e ho sempre nuovi stimoli. Amo l’ambiente multiculturale della città, i suoi servizi e le numerosissime opportunità di praticare sport. Non mi piace il lungo e rigido inverno e, soprattutto, la chiusura della società autoctona zurighese che è praticamente impermeabile.

La situazione attuale dell’Italia vi preoccupa? E della Brianza cosa ne pensate?

G: La situazione sociale ed economica del nostro paese è molto preoccupante ma, nel complesso, anche il sistema mondiale sta vivendo un momento molto delicato di transizione. Mi impensierisce soprattutto la scarsità delle risorse a disposizione. L’Italia sembra essere in declino da lungo tempo ma è una crisi di natura strutturale: individualismo eccessivo, furberie e decadenza culturale. Anche la Brianza ha perso la nomea di isola felice che la contraddistingueva in passato e, così, tanti studenti brianzoli cercano opportunità altrove. Tutto sommato rimane, comunque, un luogo ancora vivibile.

V: La situazione dell’Italia è preoccupante ancora prima che nascessi e non solo dal punto di vista economico. Al di là delle differenze salariali, qui in Svizzera si crede nei giovani e non si ha paura di responsabilizzarli e di dare loro spazio. Anche il mio giudizio sulla Brianza è molto critico: una volta era una terra prospera, mentre oggi, pur essendo una regione tra le più ricche d’Europa, trovare un impiego qualificato è una vera e propria chimera. Si aggiungano anche una buona dose di provincialismo e le difficoltà d’integrazione per i non autoctoni.

Quali sono le cose che gli amministratori di Monza e provincia potrebbero imparare da una città come Zurigo?

G: la gestione dell’ambiente e dei rifiuti è certamente il fiore all’occhiello zurighese, ma anche Monza, tutto sommato, grazie alla presenza del parco e ai nuovi programmi di raccolta differenziata, non può lamentarsi. Per quanto riguarda i trasporti pubblici c’è ancora molto da imparare e da investire. Mi sono sempre chiesta perché, almeno nel week end, non esistano collegamenti notturni efficienti tra Monza e Milano.

V: Non saprei da dove cominciare, consiglierei loro di far visita alla città e di trarre alcuni buoni insegnamenti riguardanti la gestione della cosa pubblica.

In conclusione, quali sono i vostri progetti per il futuro?

G: ora mi sto prendendo una pausa di riflessione in quel di Monza e cerco di capire cosa voglio fare da grande. Sto pensando addirittura di lanciarmi nel mondo del cinema e di sfruttare il mio bagaglio tecnico nel settore del sound design, dato che la realtà aziendale classica non mi convince del tutto. Oltre al lavoro ho in progetto ancora molti viaggi e nuove esperienze.

V: a novembre discuterò la tesi di dottorato e, incrociamo le dita, l’anno prossimo mi trasferirò con buona probabilità a New York, sempre per lavoro.

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