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Vale due miliardi l’anno la relazione dell’UE con i suoi vicini

29 Maggio 2010

Mediterraneo ed Europea dell’Est: le relazioni dell’UE con i Paesi vicini sono più strategiche oggi che mai, sia per la sicurezza del’intero continente, sia per riuscire ad attrarre i Paesi dell’Africa settentrionale, del Medio Oriente e dell’ex Unione Sovietica nella grande zona d’influenza economica e commerciale europea. Il partenariato tra l’UE e i suoi vicini si è notevolmente sviluppato in settori come i trasporti, l’energia, l’ambiente e il cambiamento climatico, la ricerca, la sanità e l’istruzione, grazie a un aumento del 32% dei finanziamenti nel periodo di budget attuale. Nel 2013 supereranno i 2 miliardi di euro all’anno.

Le sfide principali, secondo Catherine Ashton, vicepresidente della Commissione europea e Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, sono quelle del terrorismo internazionale, la tratta degli esseri umani e la criminalità organizzata transfrontaliera. “I Paesi vicini devono contribuire ai nostri sforzi per far regnare pace e sicurezza in altre parti del mondo meno fortunate di noi, ma anche usufruire della stabilità e della prosperità che derivano da una società aperta e democratica e dall’applicazione dello Stato di diritto. La politica estera europea più attiva, coerente e efficace che sta nascendo con il Trattato di Lisbona contribuisce a questi obiettivi.”

La politica di vicinato prevede relazioni bilaterali con tutti i Paesi vicini all’UE, ad eccezione di quelli dell’ex Jugoslavia e dell’Albania, la cui prospettiva è l’adesione, e della Turchia, Paese candidato ormai da decenni. Si tratta di Ucraina e Moldova nell’ex URSS, Armenia, Azerbaigian, e Georgia nel Caucaso, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, i territori palestinesi e la Tunisia oltre il Mediterraneo. Con i partner più progrediti, come ad esempio il Marocco, è stato riconosciuto lo “status avanzato” nelle relazioni. La governance è un aspetto centrale del partenariato: progressi nel processo democratico si sono recentemente verificati in Ucraina e Moldova a est, ma anche in Marocco e in Libano, anche in termini di libertà di associazione, abolizione della pena di morte, libertà dei media, diritti umani e delle minoranze e libertà fondamentali, anche se in maniera diversa tra i Paesi. C’è ancora molto da fare per attuare le riforme dei sistemi giudiziari e della pubblica amministrazione e per combattere efficacemente la corruzione.

Per quanto riguarda la mobilità, nel 2008 sono stati rilasciati nei paesi limitrofi oltre 2 milioni di visti europei “Schengen”. Sono già in vigore accordi di facilitazione del visto e di riammissione con l’Ucraina e la Moldova e sono stati conclusi i negoziati con la Georgia, cui si aggiungono partenariati sulla migrazione legale.

Nel periodo 2004-2008 si è registrata una crescita degli scambi commerciali dell’UE con la regione, con un aumento delle esportazioni e delle importazioni UE del 63% e del 91% rispettivamente, con un lieve rallentamento l’anno scorso, dovuto alla crisi. L’obiettivo è firmare con tutti i Paesi degli accordi di libero scambio globali e approfonditi, non appena ci saranno le necessarie condizioni, mentre una serie di accordi settoriali riguardanti, ad esempio, l’agricoltura, i prodotti della pesca o lo spazio aereo comune sono già operativi. Anche sul’energia la cooperazione è stata intensificata in particolare con l’Azerbaigian, la Bielorussia, l’Ucraina, l’Egitto, la Giordania e il Marocco.

Per tutte queste azioni l’UE ha stanziato quasi 12 miliardi di euro dal 2007 al 2013. Il Fondo investimenti, alimentato dai bilanci dell’UE e dei suoi Stati, ha erogato prestiti per oltre 4,7 miliardi di euro nel 2007-2009 nei settori dei trasporti, ambiente, energia, settore privato e nel sociale.

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