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Rilanciare il mercato interno: le proposte di Mario Monti

20 Maggio 2010

Il 9 di maggio è la data del destino, per l’Unione europea. Sessant’anni fa Robert Schuman, MInistro degli esteri francese, pronunciava davanti ai delegati di Italia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo la dichiarazione che dava il via al processo di unificazione europea, per evitare il ripetersi delle tragedie belliche che avevano devastato il continente nei decenni precedenti.

Quest’anno il 9 maggio, cadeva di domenica, ma ciò non ha impedito all’UE di fare un passo fondamentale, non soltanto per salvare la moneta comune ma per rilanciare la sua economia, messa in subbuglio dalla peggior crisi della sua storia. Il tempo dirà se l’accordo sugli interventi per i Paesi in crisi, e il primo esempio di coordinamento sostanziale delle politiche economiche a livello europeo, assumerà una portata storica come accadde alla dichiarazione Schuman del 1950.

Nel frattempo stanno partendo le iniziative strategiche per rafforzare la dimensione economica a livello europeo e superare la crisi. Il quadro è quello di “Europa 2020”, la nuova strategia europea per la crescita economica e l’occupazione approvata poche settimane fa dalla Commissione. Un aspetto centrale per la competitività delle imprese europee è il completamento del mercato interno e la rimozione delle barriere che impediscono di sfruttare tutte le opportunità di un mercato di 500 milioni di consumatori.

L’incaricato della Commissione a formulare proposte per migliorare il funzionamento del mercato interno è il professor Mario Monti, già commissario europeo alla concorrenza e al mercato interno. Monti ha consegnato questa settimana il suo rapporto, che evidenzia le preoccupazione di cittadini, consumatori e imprese per i problemi e i ritardi ancora esistenti, che lasciano un enorme potenziale di mercato del tutto inutilizzato e invitano l’Unione ad agire adesso per rinvigorirlo, a quasi vent’anni dalla sua creazione.

Tra le proposte di Monti, il Presidente della Commissione Barroso ha sottolineato quelle per un mercato digitale unico e per una maggior mobilità del lavoro. Le regole del mercato interno garantiscono il futuro dell’economia sociale di mercato, la base delle diverse economie europee.

La crisi ha mostrato come il mercato unico europeo non è un dato acquisito per sempre. Sono piuttosto emerse pesanti pressioni verso deleteri nazionalismi economici e protezionismi. La Commissione ha sempre difeso il mercato europeo, anche nei momenti più cupi della crisi, ma occorrono adesso sforzi ulteriori.

Se c’è un valore certo dell’Unione europea, questo è proprio il mercato unico, fonte di crescita, ricchezza e coesione tra i diversi territori. Soltanto su questa base l’economia europea ha un futuro nel ventunesimo secolo: ma proprio mentre l’Europa lo necessità più che mai per stimolare una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, questo strumento sembra essere diventato meno popolare che mai.

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