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Monza, Leo Gallery presenta Arturo Vermi

27 Maggio 2010

vermi-paesaggio_con_isolaLeo Galleries presenta in anteprima nei propri spazi monzesi di via Raffaele De Gradi 10 a Monza la mostra antologica dedicata ad Arturo Vermi. Inizio ore 21 e durante la serata verrà proposta una selezione delle opere storiche dell’artista e presentati alcuni interventi critici, fotografie e letture a tema che ne delineeranno lavoro e personalità.

Interverranno Simona Bartolena, storica del’arte e Anna Vermi, moglie dell’artista.

 

“Sono felice di aver scoperto che cerco la libertà dell’uomo: dell’uomo in rapporto a ciò che lo circonda. Nel 1975 ebbi un’intuizione che certamente cambiò la mia vita e il mio lavoro…l’uomo prigioniero della forza di gravità dell’ignoranza, con la scienza e la cultura mette le ali per proiettarsi nel futuro cosmico, verso un tempo di anni luce, verso la felicità. La felicità quindi è il problema; e questo è il tema del mio futuro lavoro…ho cominciato a lavorare per la felicità dando per scontato che l’uomo potrà superare gli ostacoli contingenti e che l’obbiettivo sarà raggiunto. Nel 1975 feci un giornale dal titolo “L’Azzurro” sul quale pubblicai solo cose belle, avvenimenti felici. Smettiamo di sentirci colpevoli di essere felici, siamo colpevoli di non esserlo!”

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Biografia di Arturo Vermi

Arturo Vermi (Bergamo 1928-Paderno d’Adda 1988) di formazione autodidatta, rivela nelle prime esperienze pittoriche, datate 1950, un afflato con l’Espressionismo tedesco. Nel 1956, entrando in contatto con le istanze innovatrici che gravitano intorno al quatiere di Brera a Milano, il suo lavoro muove verso un ambito informale: in questo periodo conosce Costantino Guenzi. Dal 1959 soggiorna per un biennio a Parigi dove frequenta diversi ateliers, in particolare quelli di Luigi Guadagnucci, André Blok, Szabo e Ossip Zadkine. Nella capitale francese si lega con affettuosa amicizia a Beniamino Joppolo. Nel 1961 torna a Milano dove con Ettore Sordini e Angelo Verga fonda il Gruppo del Cenobio, integrato poi da Agostino Ferrari, Alberto Lucia e Ugo La Pietra. Nel 1964 risiede al Quartiere delle Botteghe di Sesto San Giovanni dove con altri pittori fra cui Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Carnà, Lino Marzulli e Lino Tiné cerca di riportare nella vita quotidiana le esperienze artistiche. Contemporaneamente, con un contratto che lo impegna per una lunga serie di esposizioni, si lega all’architetto Arturo Cadario. Nel 1967 frequentando Lucio Fontana approfondisce quel concetto di spazio che successivamente rifluirà nella propria opera. Il 1975 definito da Vermi anno “Lilit”, è pietra miliare sia nella sua vita che nel suo lavoro: ha infatti inizio quella proposta di felicità che lo porterà alla redazione del primo numero di “Azzurro” e del “Manifesto del Disimpegno”. Trasferitosi a Verderio, in Brianza, nel medesimo anno il Ministero della Pubblica Istruzione commissiona un documentario sulla sua opera da utilizzarsi quale supporto didattico per le scuole superiori. Nel 1978 riprende e amplia tematiche e concetti espressi nel “Manifesto sul Disimpegno”: un secondo numero di “Azzurro” viene distribuito nel corso della Biennale di Venezia. Lo stesso anno imposta quel lavoro di orbamento e rifruizione che poi confluirà nel ciclo di grandi tele “Com’era bella la Terra”. Nel 1980 progetta e incide “La Sequoia”, una sorta di comandamenti che, l’anno successivo nel corso di un viaggio in Egitto con Antonio Paradiso e Nanda Vigo, restituirà a Mosé sul monte Sinai. Nello stesso anno il suo lavoro s’incentra sulla suite “I Colloqui “che presagirà l’avvento di un’opera di felicità: “L’Annologio”.

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