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Il grande alpinismo: emozionanti ricordi al Panathlon di Monza

14 Maggio 2010

Redaelli_e_CasatiNell’alpinismo gli anni 50-60 sono definiti l’epoca d’oro del sesto grado superiore e uno dei gruppi che meglio lo esprime è il Civetta, nelle Alpi orientali. Gli esperti descrivono la parete nord ovest del Civetta, con un dislivello di oltre 1000 metri, come una grande muraglia simile a tante canne d’organo; con la sua solida roccia ben si presta per l’alpinismo estremo.

Fa parte del cosiddetto “sesto grado superiore” e Giorgio Redaelli è proprio soprannominato “sestogradista”. Dietro suggerimento del consigliere Luigi Pozzi, è uno dei due ospiti della conviviale che il Panathlon ha dedicato la sera di giovedi 13 maggio al Grande Alpinismo; l’altro è Marco Bognetti, dirigente di spicco dell’UCI (Union Cycliste Internationale).
La scelta è davvero opportuna perché quell’ardimento, quello spirito di sfida e l’anelito al salire che c’è in ognuno di noi trova la massima attenzione, quella che ormai non rivolgiamo più neppure alle imprese spaziali “così sempre più lontane dall’uomo”. Nato a Mandello Lario nel 1935 Redaelli ha solo 20 anni quando affronta per la prima volta il gruppo del Civetta salendo la Via Tissi alla Venezia e poi la prima ripetizione della via Livanos Gabriel Da Roit sulla parete Nord Ovest della Cima di Terranova, con un bivacco in parete.

Casati_e_Bognetti_13_maggio_2010L’anno dopo ecco la sua prima ripetizione della via Bonatti, sul pilastro Sud Ovest del Petit Dru, con due varianti dirette. Ammirevole nella sua audacia lo si può certo considerare protagonista indiscusso dell’alpinismo invernale; a Redaelli si riconoscono stupende ascensioni nella stagione più fredda dell’anno come, colo per citarne alcune, la Via Livanos alla Cima su Alto, lo spigolo Andrich della Torre Venezia e lo spigolo Tissi alla Torre Trieste e la Est della Cima Bancon. Ma il suo capolavoro fu sicuramente l’incredibile prima invernale della via Solleder sulla parete Nord Ovest del Civetta, un gran passo avanti nella storia dell’alpinismo invernale. Pagine vissute intensamente in prima persona che descrive con semplicità coinvolgendo l’assoluto interesse di tutti i panathleti presenti a cui, presenza gradita, si è unito l’assessore Pierfranco Maffè.
Lo ascolta con profondo interesse anche l’altro ospite, Marco Bognetti che, nel quotidiano, fa l’ingegnere ma ha legato la sua passione allo sport nel ciclismo. Un competente interesse che gli permette di affermarsi fin dal 1978 come commissario internazionale; ha fatto anche parte della giuria nelle Olimpiadi di Los Angeles, Seul, Sidney, Atlanta, Ha ricoperto per lunghi anni alte cariche internazionali. Certo una ricca miniera di esperienze che, signorilmente, serba in sé per non togliere la scena all’amico Giorgio.
E al Panathlon Giorgio Redaelli proietta tre filmati di altrettante sue imprese; Si assiste quindi alla prima ascensione invernale della via Livanos Gabriel sulla parete nord ovest della Cima Su Alto (Civetta) con Roberto Sorgato e Giorgio Ronchi: è del febbraio 1962. Gente in abiti semplici; bivacchi in parete dove ci si nutriva sciogliendo la neve in pentolini e vi scioglievi del caffè, ti nutrivi con salamini, formaggio, cioccolato e qualche zolletta di zucchero. Sfidavano i meno trenta indossando pantaloni alla zuava, spessi maglioni e passamontagna che rivelavano giornate d’amore di dita sui ferri da maglia, immagini dove il bianco e nero esalta il fascino di imprese ormai nella leggenda, che sanno ancora di buono.

L’alpinismo fa parte anche dei trascorsi di alcuni panathleti monzesi e così non ti stupisci se, nella penombra della sala, scorgi il luccicare degli occhi di chi ha ancora saldi i ricordi di proprie scalate. Testo e foto di Gianmaria Italia (dida: Giorgio Redaelli e Franca Casati; omaggi del Panathlon a Marco Bognetti)

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