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Avanza la proposta UE sui ritardi dei pagamenti: 30 giorni per saldare le fatture

14 Maggio 2010

Giunge nel pieno il dibattito al Parlamento europeo sulla proposta di direttiva sui ritardi dei pagamenti, un tema di importanza fondamentale per le imprese, in particolare quelle piccole e medie. Al centro della discussione, l’estensione del periodo massimo concesso per il pagamento delle fatture. La proposta presentata a inizio aprile dalla Commissione europea prevede un limite di 30 giorni per il pagamento delle fatture da parte delle pubbliche amministrazioni, a tutti i livelli, da quello europeo fino al locale.

Il Parlamento europeo, nel suo comitato responsabile su questo tema (quello per il mercato interno) vorrebbe estendere il limite dei 30 giorni a tutte le fatture, comprese quelle emesse per i pagamenti tra imprese private (business-to-business). La maggioranza in Parlamento è forte e chiara: dei 36 membri del comitato responsabile, in 30 hanno votato a favore del rapporto presentato dalla relatrice Barbara Weiler e gli altri sei si sono astenuti. Entro giugno ci sarà il voto finale dell’assemblea di Strasburgo in seduta plenaria.

A beneficiare della misura sarebbero innanzitutto le piccole e medie imprese, spesso in difficoltà a causa dei pagamenti tardivi da parte dei clienti, anche quelli pubblici. Una stima recente calcola in circa 70 miliardi di euro il debito della pubblica amministrazione italiana verso le imprese. In Italia il tempo medio dei pagamenti da parte del settore pubblico è di 128 giorni, tre volte quello della Germania (40 giorni), e molto più lungo che in Gran Bretagna (49 giorni) e in Francia (70). La media a livello UE è di 69 giorni.

Il Parlamento europeo riconosce che in alcuni casi e sulla base di un accordo tra le parti il termine può essere esteso fino a 60 giorni, specialmente nel caso di transazioni tra imprese private, che in situazioni eccezionali potrebbe ulteriormente essere superato, ma a una condizione: che non si introducano elementi punitivi per una delle parti.  Per le pubbliche amministrazioni il ricorso a periodi più lunghi del mese dovrebbe essere consentito soltanto in casi eccezionali e con una giustificazione ben solida. Unica eccezione: gli enti del settore sanitario e dei medici pubblici, per i quali il limite “normale” dovrebbe essere quello dei 60 giorni. Il settore della sanità, in effetti, è quello in cui già oggi si verificano i ritardi maggiori, giustificati dalla particolare natura di questi organismi che sono finanziati in gran parte attraverso rimborsi nell’ambito dei sistemi di sicurezza sociale.

Nella proposta della Commissione i pagamenti tra due soggetti privati erano di fatto esclusi, in nome della libertà contrattuale tra le imprese di quel tipo, ma il Parlamento non sembra di quest’avviso. L’obiettivo delle istituzioni europee è tuttavia chiaro: tutelare le imprese, soprattutto a quelle di piccole e medie dimensioni che per il problema della mancanza di liquidità rischiano di chiudere in conseguenza della crisi. Il comitato mercato interno del Parlamento europeo ha inoltre proposto di eliminare la compensazione pari al 5% della fattura in caso di ritardo, proposta dalla Commissione, perché sarebbe stata a carico soltanto degli enti pubblici. Invece, il Parlamento ha votato di aumentare il tasso legale di interesse applicato al pagamento ritardatario, dal 7% proposto dalla Commissione europea, al 9%. inoltre i creditori riceverebbero 40€ di risarcimento per i costi amministrativi.

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