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Entra in vigore il codice UE dei visti

4 Aprile 2010

Dal 5 aprile sarà applicabile il codice UE dei visti, che riunisce tutte le norme che disciplinano le decisioni sulla concessione dei visti. Il codice aumenta la trasparenza, migliora la certezza del diritto e garantisce la parità di trattamento dei richiedenti, armonizzando la situazione degli Stati che fanno parte dell’area Schengen (25 Paesi europei in tutto) in cui c’è la libera circolazione delle persone.

“Dal 5 aprile le condizioni per il rilascio dei visti per lo spazio Schengen ai cittadini di paesi terzi diventeranno più chiare, più precise, più trasparenti e più eque. Ottenere un visto UE sarà più rapido”, ha dichiarato Cecilia Malmström, commissario europeo per gli Affari interni. “Il codice UE dei visti garantirà che la normativa europea sui visti venga applicata in modo armonizzato”.

Il codice UE dei visti era stato adottato nel giugno del 2009 dal Parlamento europeo e dal Consiglio dei Ministri dell’UE, e adesso entra in vigore. Oltre a riunire tutte le disposizioni vigenti, il codice introduce norme comuni sulle condizioni e sulle procedure di rilascio. Contiene anche misure per la determinazione dello Stato competente per l’esame delle domande di visto, e armonizza le disposizioni riguardanti il trattamento delle domande e le decisioni.

Il modulo uniforme di domanda di visto è stato snellito. Il contenuto delle singole caselle è stato chiarito, a vantaggio sia dei richiedenti che del personale consolare. Ulteriori categorie di persone beneficeranno della concessione gratuita del visto, e i diritti per i visti dei minori tra i sei e i dodici anni sono stati ridotti a 35 euro (l’importo generale dei diritti rimane di 60 euro). I cittadini di paesi non europei con cui l’Unione ha concluso accordi di facilitazione del visto continueranno a pagare 35 euro per i diritti di visto.

Il codice aumenta la trasparenza e la certezza del diritto. Impone l’obbligo di motivare il rifiuto del visto e riconosce il diritto di ricorso contro le decisioni negative. Infine, rafforza il ruolo delle delegazioni (cioè le “ambasciate”) dell’Unione nel coordinamento della “cooperazione locale Schengen” nei paesi fuori dall’Europa. Il Trattato di Lisbona, entrato in vigore pochi mesi fa, aumenta di fatto le competenze dell’UE sulla politica estera e anche sulle materie diplomatiche e consolari.

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