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Veduggio. Quando il calcio diventa corrida: una vergognosa caccia all’arbitro

30 Marzo 2010

Prima aggredito in campo con una violenta pallonata al collo e, verbalmente, da tutta la tifoseria, che ha anche cercato di scavalcare le recinzioni per suonargliele. Poi accerchiato fuori dal centro sportivo, mentre cercava una via di fuga, non solo dai “tifosi” ma anche da tesserati della società di casa. Quindi bloccato con la sua auto, alla quale non è stato riservato un trattamento tenero. Infine, costretto a chiamare i carabinieri, per liberarsi dall’incubo, e a ricorrere alle cure del pronto soccorso, per i dolori (10 giorni di prognosi).

Cronaca di una “spensierata” domenica di pallone all’aria aperta in Brianza, per un giovane arbitro dei campionati dilettanti. Cronaca della solita violenza che regna anche dove il calcio dovrebbe essere solo gioia e gol, scuola di vita e vulcano di passioni. Mentre troppo spesso si trasforma in corrida, per un fischio dritto o storto.

È successo domenica 14 marzo a Veduggio, quando la squadra di casa ha ospitato il Real Cesate, Prima Categoria. Una vergogna, per la quale è appena arrivata la mannaia della giustizia sportiva: per la società brianzola 1.700 euro di multa (un record, o quasi, per i campionati dilettanti) e un turno di squalifica per il campo: “Durante il primo tempo – spiega il giudice Rinaldo Meles nella sentenza – i propri sostenitori offendevano e minacciavano l’arbitro ed al termine del primo tempo due di essi si arrampicavano sulla recinzione scuotendola violentemente e minacciando l’arbitro gli intimavano di concedere un calcio di rigore. Per tutto il secondo tempo una ventina di sostenitori locali continuavano a offendere e minacciare l’arbitro. A fine gara una dozzina di essi tentavano di scavalcare la recinzione per entrare nel terreno di gioco senza tuttavia riuscirci”. Non solo: le richieste della “giacchetta nera” di allertare i carabinieri sono cadute nel vuoto: “A causa della grave situazione – prosegue il documento – il direttore di gara chiedeva al dirigente accompagnatore ufficiale di chiamare le forze dell’ordine ma ne riceveva un diniego motivato dal fatto che “nulla sarebbe successo”. Mentre l’arbitro scortato da tre dirigenti della società Veduggio lasciava lo stadio doveva arrestare la propria vettura perché un gruppo di sostenitori locali (e di calciatori locali non riconosciuti) stazionavano sulla strada. Uno di essi divincolandosi dalla presa dei dirigenti locali cercava di raggiungere l’arbitro il quale faceva retromarcia. Veniva tuttavia raggiunto dal facinoroso sostenitore locale che sferrava un violento calcio alla portiera…”.

Seguito da qualche facinoroso per 5 km, l’arbitro è riuscito alla fine ad allontanarsi per sempre da una domenica d’inferno. Che per il Veduggio ha comportato anche la squalifica di tre dirigenti per circa due mesi (si recava presso la tifoseria locale, racconta il referto, relativamente a uno di essi, pronunciando la seguente frase “questo non deve uscire di qua”: in tal modo incitava i sostenitori alla violenza contro il direttore di gara).

Addirittura cartellino rosso fino a settembre del 2012 per un calciatore, reo di aver scagliato il pallone contro l’arbitro, costringendolo alle cure del San Raffaele. Proprio il capitano, poi, cioè colui che dovrebbe placare le acque. Più che calcio, calci

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