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Quote rosa e lavoro: un lavoratore su sette preferisce una donna come capo

7 Marzo 2010

Quando il capo piace donna. Un’indagine della Camera di commercio di Monza e Brianza ha dimostrato che ben il 15 per cento dei lavoratori preferisce avere un capo donna. Un dato che acquisisce un valore tutto particolare nel giorno della Festa della donna. E che sfata tanti luoghi comuni sul maschilismo dei posti di lavoro e sulla capacità delle donne capo di essersi riuscite a guadagnarsi sul campo la stima dei propri dipendenti.

L’indagine «Donna e impresa» condotta dall’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza coinvolgendo 850 tra imprenditori e dipendenti uomini e donne ha dimostrato che il valore della «quota rosa» nel bilancio familiare è in forte crescita. In Brianza lo stipendio della donna contribuisce mediamente al 40 per cento delle entrate in famiglia.

Eppure, è ancora la donna a essere la meno garantita sul posto di lavoro. Tra flessibilità e contratti a tempo determinato, il 9 per cento delle lavoratrici non ha diritto ad alcuna tutela sindacale. E – per chi vuole fare carriera – mettere al mondo un figlio è ancora un grosso problema, che può costare caro.

Conciliare lavoro e famiglia resta il principale scoglio che le donne brianzole incontrano sul posto di lavoro (67,3 per cento), seguito dalla poca flessibilità (19,8) e dalla carriera frenata a causa della maternità (10,3). Le donne lavoratrici riescono a dedicare ai figli appena due ore e mezza al giorno e meno di una su tre ha la possibilità di dedicarvi più di tre ore al giorno.

Eppure, la donna sul lavoro è sempre più richiesta e apprezzata. Per il 65 per cento dei brianzoli il sesso del capo è indifferente. E – come già detto – ben 15 per cento degli uomini preferisce addirittura avere proprio una donna come responsabile sul posto di lavoro, anche se il tradizionale boss con i pantaloni piace di più al 18 per cento degli uomini e comunque anche a una donna su cinque.

Il prestigio delle donne a capo di un’impresa è in forte e costante crescita. Un lombardo su quattro crede che un’imprenditrice abbia più successo sul mercato rispetto ad un collega imprenditore: lo pensano di più le donne (25,4 per cento), un po’ meno gli uomini (18,5 per cento).

Il successo femminile nel fare impresa è frutto in primo luogo del nuovo contesto sociale (49,4 per cento) e quindi della capacità di mettersi in gioco (37,6 per cento): una dote che le donne si riconoscono più di quanto facciano gli uomini (41,7 contro il 26,9 per cento).

Anche tra i dipendenti, le «quote rosa» sono sempre più presenti. Una impresa lombarda su cinque conta più del 60% dei suoi dipendenti donna, anche se, in media ad impresa, si attesta al 30% la presenza femminile nel personale dell’azienda.

«Anche se il trend dell’imprenditoria femminile è in forte crescita – ha detto Mina Pirovano Presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di commercio di Monza e Brianza – il processo di integrazione non è ancora terminato. Credo sia necessario dare più fiducia alle donne, imprenditrici e lavoratrici, cercando soprattutto di metterle in condizione di poter continuare a lavorare conciliando i tempi di lavoro con quelli della famiglia, perché una lavoratrice più serena è senza dubbio una lavoratrice più produttiva».

{xtypo_rounded2} Lavorare al femminile: il cammino resta in salita

Se per circa il 65 per cento dei brianzoli il sesso del capo è indifferente, costretti a scegliere, i comaschi preferiscono avere come proprio capo una donna rispetto ad un uomo (19,6 contro il 13) e i monzesi si dividono equamente tra chi preferirebbe un boss maschio o femmina (15,9). A credere di più nel successo delle imprese rosa sono bresciani e bergamaschi: rispettivamente il 29,9 per cento e il 28,6 per cento crede che un’imprenditrice abbia più successo sul mercato rispetto ad un collega imprenditore. Conciliare lavoro e famiglia è il principale problema che le donne lombarde incontrano sul posto di lavoro (67,3), soprattutto a Brescia (86,6) e a Varese (75). Ci si lamenta a causa della poca flessibilità soprattutto a Monza e Brianza (23,3% e a Milano (20,4) e sempre in queste ultime province la carriera frenata a causa della maternità resta una questione molto sentita: rispettivamente il 13,2 per cento a Milano e il 10,2 a Monza e Brianza lo riconoscono come il principale problema che le donne incontrano sul posto di lavoro. E proprio tra le mamme lavoratrici brianzole, insieme a quelle bergamasche, c’è la percentuale più alta (rispettivamente 20,5 e 22,9) di chi riesce, in settimana, a dedicare ai propri figli meno di un’ora al giorno.
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