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Lesmo, Yamaha intesa raggiunta: ecco i dettagli e i commenti

8 Gennaio 2010

É stata dura. E questa fatica la si legge in faccia a Gigi Redaelli, segretario della Fim Cisl che ha seguito in prima persona la trattativa, mentre oggi sotto la pioggia battente spiega ai lavoratori i dettagli dell’accordo raggiunto con Yamaha.

Erano presenti al tavolo delle trattative la Provincia MB, Regione Lombardia e i dirigenti del Ministero che si sono impegnati a concludere la complessa vicenda con un accordo idoneo e soddisfacente per tutti i lavoratori, alla presenza dei rappresentanti sindacali e dei vertici aziendali coinvolti.

In sostanza ciò che l’azienda non voleva concedere alla fine di un durissimo confronto (9 ore di trattiva ieri a Roma) è stato ottenuto, ovvero l’impiego degli ammortizzatori sociali per i 66 dipendenti in seguito all’annunciata chiusura della sede italiana e del trasferimento dell’attività in Spagna.

Redaelli ha spiegato nei dettagli che cosa economicamente parlando significa questa intesa: cassa integrazione per 12 mesi, più altri dodici mesi rinnovabili per i lavoratori della divisone produttiva, un anno solo, invece, per il comparto commerciale. Saranno dati 11 mila euro di incentivo a chi lascerà entro  quattro mesi, otto per chi usufruirà della cassa per un periodo maggiore, ma prima che scadano i 24 mesi. Yamaha anticiperà sei mesi di indennità di cassa Inps per non lasciare in rosso i lavoratori.

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La proposta è stata sottoposta, quindi, al voto dei lavoratori presenti davanti ai cancelli Yamaha: due i contrari, tre gli astenuti, tutti gli altri favorevoli.

La cassa integrazione inizierà da lunedì 11 gennaio. Il presidio, che mai era stato smantellato, sarà rimosso non prima dell’11 stesso.

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«Alla fine l’azienda ha concesso due anni di cassa integrazione per i 47 dipendenti del comparto produttivo e 1 anno per il settore commercio, che potrà optare eventualmente anche per la corresponsione di un’annualità di stipendio – commenta l’Assessore provinciale Giuliana Colombo, che ha partecipato al vertice romano – Questo di per sé è già un ottimo risultato, rispetto alle difficilissime premesse». «La sigla di un accordo con trattamenti specifici per le diverse situazioni professionali presenti in azienda – continua l’Assessore – ha reso la trattativa più complessa, ma ha consentito di rispondere alle diverse esigenze e aspettative dei dipendenti».

«Ho seguito di persona, passo dopo passo, questa complicata vicenda – ricorda il Presidente Dario Allevi, che lo scorso 18 dicembre era salito sul tetto dell’azienda per portare la solidarietà della Provincia ai 4 operai accampati – Anche nei momenti più tesi e duri della protesta ho sempre creduto che una via d’uscita fosse possibile, e insieme siamo riusciti a trovarla».

«La boccata d’ossigeno della cassa integrazione ci consentirà di valutare e approfondire le proposte di riqualificazione del personale – aggiunge Allevi – per esplorare le reali possibilità di mantenere stabile il livello occupazionale sul territorio».

Infatti il vero risultato di questa intesa è la prospettiva che il sito di via Tinelli a Gerno possa essere utilizzato per produrre auto elettriche. Durante la crisi una cordata di imprenditori si è detta interessata a “rilevare le competenze” di quei lavoratori per convertirle dalle moto alle auto ecologiche. Una prospettiva interessante a cui i lavoratori guardano con il massimo della speranza.

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Il commento dell’azienda

«Siamo molto grati al Ministro per l’opera di mediazione svolta e siamo contenti che si sia raggiunto un accordo definitivo», ha dichiarato Hiromu Murata, presidente di Yamaha Motor Italia SpA. «Abbiamo accolto con responsabilità l’invito del Ministro Sacconi ad accelerare verso una soluzione condivisa della vertenza, l’accordo raggiunto soddisfa appieno le richieste ricevute dal Ministero del Lavoro e dalle istituzioni locali e abbiamo visto che anche le Organizzazioni Sindacali hanno risposto con spirito costruttivo. Ora possiamo riprendere a lavorare con serenità e fiducia».{/xtypo_rounded2}

 

 

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