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Le piccole e medie imprese al centro della nuova politica industriale europea

27 Gennaio 2010

Con Antonio Tajani il portafoglio industria è italiano

Il sistema delle piccole e medie imprese italiane avrà una voce forte in Europa: il nuovo commissario europeo competente per la politica industriale e le PMI sarà Antonio Tajani, Commissario ai Trasporti nella precedente legislatura europea, che tra l’altro manterrà la carica di vice presidente dell’esecutivo europeo.

Dopo gli anni di politica industriale europea gestita da esponenti del mondo anglosassone (il finlandese Liikanen, e poi il tedesco Verheugen), spetta al commissario di nazionalità italiana occuparsi della competitività del sistema produttivo europeo. Le premesse per mettere veramente la piccola e media impresa (quasi un’azienda su quattro di tutte quelle che operano in Europa è targata Italia) al centro dell’azione dell’UE ci sono tutte, secondo i dettami della prima “legge” europea organica sulla piccola impresa, lo “Small Business Act” in vigore da un anno.

Tajani ha affrontato nei giorni scorsi il primo esame istituzionale legato alla sua nuova attribuzione: il Parlamento europeo sta interrogando tutti i Commissari designati, prima di dare la fiducia al nuovo esecutivo presieduto ancora dal portoghese Barroso. A febbraio la nuova Commissione sarà pronta a operare secondo le competenze rafforzate previste dal Trattato di Lisbona, appena entrato in vigore.

I deputati hanno chiesto al nuovo Commissario le sue priorità per sostenere le imprese europee, specie del settore automobilistico, favorire la crescita economica e migliorare la competitività. Grande interesse ha suscitato la possibile revisione della legislazione REACH sulla registrazione dei prodotti chimici, che ha un forte impatto sulle PMI del settore. I deputati hanno poi sollecitato l’agevolazione dell’accesso al credito per le PMI e la riduzione degli oneri amministrativi. Tra gli altri temi affrontati figurano il turismo e il marchio CE.

Il piano di Tajani per una nuova politica industriale è focalizzato sulle piccole e medie imprese, sull’innovazione e sullo sviluppo sostenibile. Tajani ha anche evidenziato la necessità di promuovere una “economia verde” che sposi la politica industriale con la lotta ai cambiamenti climatici. L’avvenire dell’industria dipende inoltre da tutte le decisioni prese in altri ambiti, quali la concorrenza, la realizzazione del mercato interno, specie nel settore dei servizi, la sostenibilità sociale e ambientale: il tema della competitività è trasversale.

Sulle piccole e medie imprese, due le priorità d’azione della nuova Commissione europea: migliorare l’accesso al credito e ridurre gli oneri amministrativi, non a caso i due aspetti di maggior criticità proprio per le PMI italiane. Lato burocrazia, l’impegno è su una più agevole partecipazione delle piccole imprese agli appalti pubblici, mentre sui crediti è urgente l’approvazione definitiva della direttiva sui ritardi dei pagamenti, che riduce a 30 giorni il periodo massimo per le fatture delle amministrazioni pubbliche. Inoltre, su ogni atto normativo europeo in cantiere, viene introdotta una valutazione dell’impatto che essa provoca, in particolare attraverso un test specifico per le PMI. Saranno inoltre rinforzati i finanziamenti e le garanzie della Banca europea per gli investimenti (BEI) per le piccole e medie imprese.

Anche i deputati italiani sono intervenuti nel dibattito. Patrizia Toia del gruppo dei socialisti e democratici ha sottolineato proprio la necessità di un approccio più orizzontale e più europeo alla politica industriale. Tajani ha confermato l’aggancio con la strategia di crescita e occupazione dell’UE verso un’economia più verde, che promuova l’innovazione e migliori la competitività internazionale dell’Europa. Per Tajani, la crisi può rappresentare un’occasione per entrare in una “nuova fase” della politica industriale più coordinata a livello europeo: una comunicazione sulla nuova politica industriale sarà presentata nell’autunno 2010.

Tra gli altri temi affrontati, la necessità di mantenere alti standard produttivi in Europa per affrontare la concorrenza internazionale, le opportunità offerte dalla questione ambientale ad esempio nel settore automobilistico (Tajani ha citato le auto ibride, elettriche e alimentate con l’idrogeno), la necessità di negoziare con la Cina standard comuni, anche con l’obiettivo di esportare in quel paese il nostro know how e la nostra qualità, e produrre in quei mercati per quei mercati.

La popolare Amalia Sartori ha chiesto l’opinione del commissario designato sull’applicazione della regolamentazione REACH sui prodotti chimici e, in particolare, sui suoi effetti sulla competitività. Tajani ha riconosciuto la validità della norma, ma anche le difficoltà per la sua completa applicazione da parte delle PMI. Tra i settori industriali, la questione della trasparenza delle case farmaceutiche ha assunto particolare rilievo.

Molti altri eurodeputati italiani hanno pungolato il nuovo commissario. Francesco De Angelis dei socialisti e democratici ha parlato dell’uso delle risorse comunitarie e proposto l’istituzione di un fondo anticrisi, e Tajani ha sottolineato la necessità di utilizzare meglio il Fondo sociale, il Fondo di adeguamento alla globalizzazione e i Fondi strutturali, gestiti con le regioni. Ha anche rilevato che occorre “ridare alle banche il loro ruolo di fornire credito alle PMI e non di fare speculazioni”. Su marchi e brevetti, Gianni Pittella dello stesso gruppo ha chiesto se non vi è l’intenzione di introdurre un nuovo marchio che garantisca la qualità e la sicurezza dei prodotti. Sarà condotta un’ampia campagna di informazione e promozione del marchio CE, la cui importanza non è abbastanza riconosciuta dai cittadini, senza escludere un futuro rafforzamento del suo ruolo.

Carlo Fidanza del gruppo popolare ha chiesto di dare priorità allo sviluppo del turismo in Europa, anche attraverso i grandi eventi come le Olimpiadi di Londra o l’EXPO 2015 di Milano, lavorando sui mercati cinese, giapponese e russo. Infine Lara Comi ha attirato l’attenzione sulle potenzialità del settore tessile, riconosciuto da Tajani come uno dei “mercati guida”, che nel nuovo contesto della “green economy” potrà trovare ampi spazi di competitività e mercato. Da febbraio il via ufficiale ai lavori.

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