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Distretto Hi-Tech a convegno: ancora due anni per decollare

22 Gennaio 2010

Si sono dati tre anni di tempo per dimostrare di non essere un “carrozzone”. Uno è già passato e gli occhi di tutta la Brianza, non solo industriale, Allevi ha chiesto una verifica dei conti proprio qualche giorno fa, sono sulla Fondazione del Distretto High-Tech. La miglior risposta al presidente MB è arrivata ieri dagli imprenditori, piccoli e grandi, che hanno deciso un anno fa di farne parte e che oggi raccontano la loro esperienza “in rete”.

È nelle parole di Claudio Fasce, titolare della Pegasus Micro Design (passata in pochi anni da 300 mila euro di fatturato ad una previsione di 5 milioni per l’anno prossimo) che si deduce in sintesi l’efficacia e il potenziale del distretto: «Grazie al distretto siamo in rete con diverse aziende del territorio, che a volte hanno sede proprio nei comuni limitrofi, riuscendo così a progettare a “chilimetrozero”, abbattendo tempi e costi. Aderendo a questo progetto Hi-tech abbiamo avuto accesso al credito e in particolare abbiamo avuto la possibilità di intercettare, in questo momento di crisi, un know how, fatto di capitale umano, che altrimenti sarebbe scappato all’estero».

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Gli fanno eco nel giudizio positivo sul efficacia del distretto Roberto Castelli, direttore sviluppo e ricerca di Alcatel – Lucent e Ambrogio Carzaniga della Fimer Spa. Tre aziende quindi, di tre dimensioni completamente diverse, che grazie alla messa in rete sul territorio riescono a portare avanti progetti che rendono la Brianza ancora competitiva rispetto ai mercati esteri, in particolare rispetto a quello asiatico.

distretto_hi-tec_imprenditori«In concreto i nostri risultati si chiamano “Smart Grid” o “Ultra Broad Band”, tutti progetti che proiettano il vimercatese nei mercati del futuro – spiega il direttore della Fondazione Giacomo Piccini – Sono coinvolte aziende grandi come Edison, Alcatel, Cisco, ma anche realtà più agili per la progettazione e lo studio. Per esempio con la “Ultra Broad Band” l’idea è di portare la banda ultra veloce in Brianza, cosa che già c’è in alcuni paesi concorrenti. Ma per fare questo abbiamo bisogno la collaborazione delle istituzioni, che favoriscano questi processi di sviluppo».

Chiaro è il messaggi lanciato con pragmatiche parole dal padrone di casa, Renato Cerioli, presidente del gruppo di Confindustria Monza e Brianza: «Il distretto non deve essere il refugium peccatorum di aziende che non vanno bene, ma è un’occasione di crescita economica per chi ne fa parte, e solo dopo che ognuno avrà fatto la sua parte si sarà capito se questa formula è quella vincente per il nostro territorio o meno».

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{xtypo_rounded2}Perché lo “Stato” deve partecipare al distretto Hi – Tech?

Arriva trafelato Adriano de Maio, presidente del Distretto Hi-tech. Arriva da Roma e fresco di consiglio di amministrazione dell’Asi, l’Agenzia spaziale italiana.

Quando entra nella sala convegni di Confindustria Monza e Brianza, nel suo sguardo il sorriso di chi rivede vecchia amici. E il suo discorso ha i toni familiare e al tempo duri che ci si possono permettere tra amici. «Se il distretto in tre anni non decolla lo chiudiamo – esordisce laconico e poi spiega – Non vogliamo neanche noi un altro carrozzone, ma adesso nella fase di start up le istituzioni devono dare il sostentamento necessario perché il progetto decolli: chi governa ha l’obbligo morale di rendere questo territorio attrattivo e competitivo, per il bene della gente che lo abita».{/xtypo_rounded2}

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