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Avanza il restauro della Cappella Teodolinda di Monza: la tecnologia al servizio dell’arte

11 Gennaio 2010

Otto mesi di studi per capire quale metodologia d’intervento adottare per restaurare al meglio la Cappella della regina Teodolinda, o cosiddetta Cappella degli Zavattari, dal nome degli autori che la realizzarono nel lontano 1441.

cappella_teodolinda_resaturo_2010_confstampa_relatoriI monzesi osservano con timore ma anche con grande trepidazione quelle impalcature grigie che da quasi un anno coprono quegli affreschi eseguiti nel più bel gotico internazionale del mondo che narrano la storia di Teodolinda, la regina che convertì al cristianesimo i Longobardi e arginò l’invasione dell’Oriente. Aspettano impazienti che il restauro sia terminato.

«Di solito si “impacchetta” ciò che si deve restaurare e poi non se ne sa più nulla fino alla fine dei lavori – ha esordito con un certo realismo Massimo Zanello, assessore alla Culture Identità e Autonomie della regione Lombardia alla conferenza di presentazione del restauro delle pitture murali della Cappella Zavattari, e ha continuato – Oggi, diversamente dal solito, a quasi un anno dall’affidamento dei lavori, c’è l’opportunità di sapere a che stato si è giunti»

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In questa difficile operazione di conservazione di uno dei tre cicli di affreschi più significativi della prima metà del XV secolo dell’Italia settentrionale, gli altri due sono quello di Pisanello a Mantova e quello di Masolino da Panicale a Castione Olona, entrano in gioco le più moderne tecniche scientifiche per l’analisi e la pulitura delle opere d’arte. Le 45 scene disposte su 5 registri, ovvero ben 500 metri quadrati di muri interamente decorati sono sotto osservazione da parte della società di restauro diretta da Anna Lucchini.

cappella_teodolinda_restauro_2010aMa i consulenti coinvolti dalla Fondazione Gaiani, promotrice dell’iniziativa di rivalutazione del bene e nata il 30 ottobre del 2007, proprio con lo scopo di gestire al meglio il Museo del Duomo di Monza e il tesoro connesso, non si contano: partners della preziosa operazione culturale, costata quasi 3 milioni di euro (2,8 per l’esattezza) sono la Regione Lombardia e la Fondazione Cariplo in primis e poi la Sovrintendenza ai beni Culturali, l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, l’Enea per le indagini non invasive e lo studio massimo Chimenti per gli importanti rilievi fotogrammetrici.

Per primo a far parte della prestigiosa equipe si è unito alla Fondazione Gaiani il World Monuments Fund Europe, che dal 1965 si occupa senza scopo di lucro di arginare la perdita dei monumenti storici, dai più famosi a quelli meno noti.

«Il restauro dovrà risolvere molte difficoltà durante il suo svolgimento, per lo più date dai pessimi interventi volti alla conservazione realizzati in epoche passate in particolare quello del 700 fu “devastante” – spiega la direttrice dei lavori Anna Lucchini – Ogni scena ha un suo stato di conservazione determinato dai restauri pregressi e dalla tecnica dell’artista. Ora che abbiamo mappato l’intera cappella sappiamo con certezza quale modalità dovremo scegliere per rivalutare quest’opera Quattrocentesca».

cappella_teodolinda_resaturo_2010_confstampaTutti i risultati scientifici ottenuti finora sono archiviati nella banca dati denominata “Modus Operandi” che è continuamente aggiornato in base alle scoperte fatte. Alla fine dei lavori questi dati saranno messi a disposizione dei visitatori che potranno scoprire in modo virtuale cosa c’è dietro alla Cappella Teodolinda: quanti artisti vi hanno lavorato, per quanto tempo, con quali tecniche.

Purtroppo il ciclo degli Zavattari non gode di buona salute in quanto la tecnica scelta non è stata quella dell’affresco, ma si tratta di una tecnica mista indubbiamente più labile, ovvero il 90 per cento dell’esecuzione pittorica è stata ottenuta con tempere a olio e a uovo.

Nel 2012 è prevista la fine dei lavori che restituiranno la Cappella di Teodolinda ai Monzesi, ma non solo. Sarà stato compiuto un restauro «riconoscibile e reversibile», così lo ha definito Anna Lucchini, prendendo chiare distanze da tutte le operazione che maldestramente furono fatte in passato.

Fotografie: Marco Brioschi

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