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Tragedia sul lavoro a Paderno Dugnano: operaio muore a 61 anni in un cantiere edile

20 Ottobre 2009

Carabinieri-autoMorire a 61 anni in un cantiere edile. E’ successi a Giuseppe Busetti, 61 anni, muratore bergamasco di Martinengo. Ieri, come ogni mattina, si è alzato all’alba per andare a lavorare in un cantiere in via Europa, a Paderno Dugnano. E non è più tornato a casa, dalla moglie Maria Grazia e dal figlio di 30 anni.

L’uomo, attivissimo e molto conosciuto a Martinengo, la città della bergamasca dove viveva da sempre, e dove trovava perfino il tempo di collaborare con una radio locale di seguire l’Inter, è stato ucciso da un brutto incidente che lo ha ucciso dopo una breve agonia.

Secondo una prima ricostruzione, l’operaio si trovava sospeso nel vuoto a sei metri d’altezza, su una trave d’acciaio che stava fissando a una colonna di cemento armato, al terzo piano di una palazzina in costruzione. Per cause ancora da accertare, la struttura metallica, si è spostata e ha iniziato a oscillare. Il muratore ha perso l’equilibrio ed è precipitato nel vuoto, andando a sbattere sulla soletta di cemento armato al pianterreno, due piani più sotto.

I primi a soccorrerlo sono stati i colleghi di lavoro, sgomenti e sotto choc. Subito dopo sono arrivati l’ambulanza del 118, gli agenti della polizia locale di Paderno Dugnano e i carabinieri di Desio. Le condizioni dell’operaio sono subito apparse disperate. I medici hanno tentato di rianimarlo. Ma è stato tutto inutile. Un quarto d’ora dopo il cuore si è fermato, poco dopo le 10. E non è più ripartito. Inutile anche il massaggio cardiaco. Non è stato possibile neppure trasportarlo all’ospedale, dove un’equipe medica lo stava aspettando per operarlo d’urgenza. Ora il cantiere edile è stato posto sotto sequestro. Il Pm del Tribunale di Monza, Flaminio Forieri, ha aperto un’inchiesta e ha disposto che sul corpo sia effettuata l’autopsia.

{xtypo_rounded2}L’Asl: “Con più sicurezza l’operaio non sarebbe morto”

I tecnici dell’Ispettorato per la sicurezza sul lavoro dell’Asl di Garbagnate Milanese hanno controllato in modo dettagliato se tutte le misure di legge sono state rispettate. Proprio loro hanno espresso serie riserve in materia di sicurezza: “L’operaio – hanno spiegato – non portava il casco e non era imbragato. Ma quel che è peggio, il muratore stava fissando la trave (una delle operazioni in assoluto più pericolose nella costruzione di una palazzina) dall’alto, camminando sul longherone metallico, con il rischio di cadere nel vuoto. Se il muratore avesse fissato quella struttura metallica dal basso, servendosi di una scala, come bisognerebbe fare per operare in totale sicurezza, ora non saremmo qui a piangerlo”.{/xtypo_rounded2}

 

 

 

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