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Rapporto Caritas: la nuova povertà unisce gli imprenditori e gli operai

1 Ottobre 2009

C’è il piccolo artigiano: un tempo poteva permettersi la casa al mare e in montagna e l’auto super sportiva. E oggi invece si ritrova sommerso dai debiti. C’è l’operaio: abituato alla qualità della vita e alle conquiste della middle class, ora si è ritrovato in cassa integrazione e senza più neppure i soldi per pagare il mutuo della casa e per comprare i libri di scuola ai propri figli. E c’è la donna immigrata che un tempo poteva inviare tanti soldi a casa facendo la badante, e ora invece si ritrova disoccupata.

I mille volti della povertà a Milano e in Brianza sono stati ritratti dall’ultimo Rapporto Caritas sulla povertà. Ed è una povertà sempre più trasversale quella che emerge dai dati. Se da una parte c’è uno zoccolo duro di persone che vivono in una condizione di disagio permanente, peggiorata dalla crisi, dall’altra si nota l’emergere di una nuova sacca di povertà, che comprende famiglie insospettabili, appartenenti al ceto medio-basso, alle prese con una riduzione del reddito che impedisce di affrontare le spese quotidiane e il pagamento dell’affitto.

Sono soprattutto loro, i «poveri per la prima volta», che hanno chiesto aiuto al Fondo Famiglia e Lavoro, voluto all’inizio dell’anno dal cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi. «Da aprile a luglio sono arrivate oltre 3mila richieste di integrazione del reddito. Tra aprile e agosto abbiamo distribuito circa 4 milioni di euro a 1800 famiglie, a ciascuna delle quali è andata mediamente una cifra di 2500 euro» ha spiegato Luciano Gualzetti responsabile del Fondo, alimentato dai contributi di solidarietà dei fedeli. Un boom di richieste, molte anche dalla Brianza, il motore produttivo della Lombardia, travolta dalla crisi delle piccole aziende.

I volti nuovi della povertà sono in maggioranza uomini, coniugati, tra i 41 e i 50 anni, con figli minori, operai e lavoratori dipendenti, colpiti da licenziamento, in cassa integrazione o in scadenza di contratto a termine. «Le richieste si dividono a metà tra italiani e stranieri, molti dei quali, perduto il sogno di mantenere la famiglia lontana e dunque fallito il loro progetto migratorio, pensano di andarsene», riferisce don Roberto Davanzo, direttore di Caritas Milano.

{xtypo_rounded2} Donna e straniera: ecco la povertà cronica 

Secondo i dati di Caritas Ambrosiana c’è poi un numero stabile di persone (15.809 nel 2008, contro i 15.801 del 2007) che si rivolge ai 59 centri di ascolto sparsi per il territorio diocesano. Si tratta soprattutto di donne (69%), di nazionalità straniera (74%), in età lavorativa (la media è 40 anni), disoccupati (50,8%) o impiegati presso i privati come colf e badanti. «Anche se il numero delle persone in difficoltà è rimasto lo stesso le loro richieste sono aumentate, perché la loro condizione è peggiorata», ha spiegato Elisabetta Larovere, dell’osservatorio Caritas Ambrosiana. La richiesta principale riguarda il lavoro (57%), seguono beni materiali come vestiti e alimentari (28,8%, 5 punti in più rispetto al 2007), ma anche sostegno personale (19,5%), prestazioni professionali (8,9%) e sussidi economici (7%). {/xtypo_rounded2}

{xtypo_rounded2} E c’è chi fa il passo più lungo della gamba e resta sommerso dai debiti

Un’altra faccia della crisi riguarda quelle circa 300 persone nella sola diocesi di Milano che, colpite da sovra-indebitamento, in media per una cifra pari a 40 mila euro, pur avendo un reddito familiare medio di 1.800 euro sono state costrette a chiedere aiuto agli sportelli della Fondazione San Bernardino, voluta dai vescovi lombardi per prevenire fenomeni di usura. {/xtypo_rounded2}

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