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Protesta del sindaco di Seregno contro il sottopasso che non c’è

7 Ottobre 2009

A protestare per il sottopasso Solferino Magenta che non c’è non sono arrivati i soliti cittadini arrabbiati. Questa volta è sceso in campo il sindaco in persona. Con dentro tutta la rabbia di chi vive a Seregno. Costretti a vivere la loro gimkana automobilistica quotidiana dribblando nella foresta di sensi unici e di strade interrotte. A colpi di clacson, urla e colonne di auto.

Tutta colpa di Rfi. Che di aprire il sottopasso Solferino Magenta, nel cuore del centro storico di Seregno, proprio non ci pensa. Ma questa volta il sindaco Giacinto Mariani (Lega Nord) non si è limitato a prendere carta e penna.

E ha scelto un’azione di protesta in grande stile contro le Ferrovie per la mancata apertura del sottopasso ferroviario che divide in due la città: sette mila persone, per lo più anziani, isolate e abbandonate a se stesse.

Mariani non ci ha pensato due volte. Ha appeso due grossi cartelli davanti alla porta sbarrata del sottopasso. Con scritto: “La città è ancora divisa per colpa delle Ferrovie”. Così ha protestato in modo vibrante contro Rfi per la mancata apertura del sottopasso Solferino – Magenta che, di fatto, taglia in due la città.

“Le cose non hanno funzionato come avrebbero dovuto e come Rfi e aveva garantito. La mia protesta è una sola con quella dei cittadini” ha precisato il sindaco con tutta la buona educazione che poteva. Ma l’irritazione era davvero tanta.

“Il sottopasso – ha spiegato Mariani – è un’opera necessaria ed urgente perché, con la chiusura definitiva del passaggio a livello, mette in condizioni di isolamento 7mila persone. In più consideriamo che una parte importante dei residenti di questa zona della città, il 30 percento, è formata da persone anziane, sopra i 65 anni”.

Il sindaco ha ricordato le lettere scritte a Rfi per esigere il rispetto integrale degli impegni presi: il 1 settembre, dopo oltre tre mesi dalla conclusione dei lavori, una prima lettera in cui si chiedeva la data di apertura; l’8 settembre, dopo l’incontro di quartiere a Sant’Ambrogio, la seconda lettera; nove giorni dopo, il 17 settembre, una terza lettera per chiedere i motivi dei ritardi.

 

 

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