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Progetto Diana, in carcere a Monza corsi di autostima per le detenute

6 Ottobre 2009

Il primo passo per ritrovare una vita normale, dopo il carcere? Ricostruire il futuro. A partire dalla propria autostima. Un percorso delicato che deve iniziare già nel periodo della detenzione. E’ quello che si propone di fare il Progetto Diana, il valore della vita. Pensato e realizzato dalla Provincia Mb – Servizio Spazio Donna, prevede un percorso sperimentale di sostegno alle donne detenute, attraverso sette incontri dal 15 ottobre all’11 novembre.

{xtypo_rounded_right2} Il direttore del carcere: “Aiutiamole a rifarsi una nuova vita”

“Il Progetto Diana muove da un’esigenza primaria che abbiamo riscontrato in modo specifico per le detenute protette e cioè l’assenza di capacità di costruire progetti di vita futura – spiega Massimo Parisi, direttore del carcere di Monza – Fornire strumenti che migliorino la conoscenza di se stessi e l’autostima può costituire una base importante per la costruzione di percorsi di reinserimento sociale. Per chi come me ritiene che il rapporto tra Carcere e Territorio sia cruciale nelle politiche di inclusione sociale dei detenuti, credo che si tratti di un’iniziativa che dimostra concretamente la vicinanza del nuovo Ente al pianeta carcere e segno pertanto di un rapporto interistituzionale già produttivo”.{/xtypo_rounded_right2}

L’iniziativa sarà presentata oggi alle detenute del settore femminile – sezioni protette della casa Circondariale di Monza, alla presenza dell’Assessore Provinciale Giuliana Colombo e del Direttore del Carcere Massimo Parisi.

Le prime dieci detenute che parteciperanno al progetto sono ospitate nella sezione protetta (sex offender): per loro sono stati organizzati corsi di autostima e assertività con l’obiettivo di promuovere  un  percorso di crescita all’interno del carcere, anche in prospettiva di un futuro re-inserimento nel contesto sociale, ancora influenzato da stereotipi e pregiudizi.

Questi i binari di intervento scelti: accompagnamento e ascolto dei bisogni; esercizi di role-playing per lo sviluppo di abilità sociali; acquisizione delle capacità di gestione autonoma delle attività relative all’area familiare e alla cura di sé.

“Partiamo da questo progetto pilota per offrire un sostegno concreto alle donne che vivono l’esperienza difficile del  carcere” – spiega Giuliana Colombo, Assessore alle Pari opportunità della Provincia MB – “In vista di una nuova vita da riorganizzare al di fuori del carcere, partendo dalle esigenze e timori, l’obiettivo è far emergere nelle donne  una  migliore percezione di sé e possano così uscire dal  percorso psicologicamente rafforzate e consapevoli di essere pienamente in grado di reinserirsi nella società”.

Il percorso formativo del progetto Diana è articolato su sette incontri in aula con docenti e psicologi, per un totale di 21 ore; previsti anche colloqui individuali di autovalutazione dell’apprendimento e momenti di incontro con lo staff educativo, oltre ad azioni di accompagnamento per facilitare lo sviluppo dell’autostima attraverso esercizi concreti riferiti alla vita quotidiana, in cui saranno coinvolti anche gli educatori che seguono le detenute.

 

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