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Gli Alabardieri di Monza cercano giovani di provata fede

17 Ottobre 2009

alabardieriGli alabardieri del Duomo cercano nuove leve. A settembre sono iniziate le selezioni per individuare nuovi giovani da inserire nel corpo degli alabardieri del Duomo di Monza, l’unico in Italia autorizzato a schierarsi armato all’interno di una chiesa: l’altro sono le Guardie svizzere della Città del Vaticano.

Fino a ora ha risposto una decina di persone ma le selezioni sono sempre aperte poiché l’obiettivo dichiarato dal comandante, Simeone Bernasconi, è di arrivare a creare un corpo composto da una ventina di elementi: attualmente il copro conta 12 alabardieri, il comandante vorrebbe arrivare a 13, così come previsto dallo statuto. Tuttavia, a medio termine è stato previsto di allestire un corpo composto da 20 – 25 elementi.

I candidati dovranno presentare la loro richiesta di ammissione direttamente al comandante, presso la segreteria della basilica di San Giovanni. Dopo un primo colloquio, il comitato di selezione, formato da quattro alabardieri e il comandante, con voto segreto, deciderà l’ammissione che sarà comunicata esclusivamente dal comandante. In base allo statuto possono entrare a far parte degli alabardieri uomini fra i 20 e i 40 anni, di dimostrata fede cattolica, cittadinanza italiana, residenza in Lombardia da almeno tre anni e altezza compresa fra centosettanta e i centonovanta centimetri. Per quanto riguarda eventuali compensi, la partecipazione è completamente volontaria. Fino agli anni Cinquanta il picchetto riceveva un piccolo compenso, prestava però servizio dalla messa dell’aurora fino all’ultima delle 18.

{xtypo_rounded2}Ma qual’è l’origine degli Alabardieri, la loro storia? 

I documenti che possono fare luce in proposito sono rari. Si dice  che risalgano alla guardia d’onore della Regina Teodolinda. Stando però ai documenti, il primo e unico accenno ufficiale risale all’anno 1.763 e lo troviamo in una supplica che i Fabbricieri del Duomo inoltrarono all’imperatrice Maria Teresa perché “si compiaccia di approvare il figurino del quale intendevano vestire gli Alabardieri”. E l’imperatrice Maria Teresa rispondeva quanto segue: “Per parte delli Fabbricieri dell’insigne chiesa collegiata di S. Gio. Batta di Monza ci è rappresentata (!) una loro umilissima supplica colla quale nell’esporci l’immemorabile possesso in cui sono di far assistere le principali sacre funzioni, solite, farsi in detta chiesa, da 12 uomini armati di alabarda sotto la direzione di un capo, per far ala contro gli urti dell’affollato popolo, e specialmente nella processione della Corona ferrea, ci hanno proposto un modello di uniforme per vestirne detti uomini, unicamente nei giorni delle solennità. Noi l’approviamo purché sia di lana, escluso il bordo rosso e giallo, essendo questo unicamente riservato alla divisa di gala solita portarsi dalla R. Guardia nelle funzioni di maggior solennità”. Dopo di che, sulle origini di questo corpo, è calato il totale silenzio.{/xtypo_rounded2}

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