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Fusilli, tagliatelle, e spaghetti al farro tutto made in Brianza

11 Ottobre 2009

Arriva sulla tavola dei brianzoli la prima pastasciutta made in Brianza. Bisognerà aspettare un anno, ma a settembre 2010 si potrà assaggiare la prima pasta prodotta da 19 produttori del territorio. Non si tratterà di una pasta normale di grano duro, ma di una pasta al farro coltivata in 70 ettari complessivi di terreno. Un concreto sostegno alla filiera agricola voluto dalla Camera di Commercio MB con Coldiretti e l’impresa Pastificio Latini che si occuperà della produzione della pasta.

conf-farro“Con questo accordo – ha dichiarato Tiziano Tenca, membro di giunta della Camera di commercio di Monza e Brianza e segretario della Coldiretti territoriale – abbiamo scelto di fare un passo in avanti nella valorizzazione delle eccellenze del territorio, un percorso che iniziò a settembre dello scorso anno con il “Made in Brianza”, assegnato alla patata di Oreno e all’asparago di Mezzago. Intendiamo ora introdurre in Brianza un nuovo prodotto agricolo, quale il farro, con un percorso che si basa sulla tracciabilità del prodotto e dalla pasta da farro per dare al consumatore un prodotto genuino e in cui è possibile identificare ogni fase della produzione, dai campi alla tavola”. Se tutto andrà bene il farro potrà quindi essere il terzo prodotto ad ottenere il marchio di qualità ‘Made in Brianza’”.

Nei prossimi giorni i coltivatori inizieranno a seminare il farro che verrà poi trebbiato a luglio. Una volta raccolto sarà trasportata con 10 tir  nel pastificio Latini a Osimo in provincia di Ancona, dove sarà lavorato per produrre la prima pasta brianzola.Il prodotto finito sarà quindi riportato nella terra di origine per essere poi venduto. “Lo distribuiremo negli spacci delle aziende agricole che hanno partecipato alla produzione, ma l’intenzione è anche produrre un secondo tipo di prodotto adatto anche alla grande distribuzione – spiega Renato Mattioni segretario generale della Camera di Commercio – penseremo a dei corner riservati a questi prodotti, per valorizzarli al meglio”.{xtypo_rounded_right2} Si stima una produttività del farro media di 5.000 Kg. per ettaro, e a fine estate saranno raccolti circa 360.000 kg di cereale che, con una resa in pasta pari a circa l’80%, si trasformerà in 290.000 Kg di pasta di farro “made in Brianza”, la prima pasta di farro “tracciata” in Lombardia. {/xtypo_rounded_right2}

“Questo tipo di pasta è migliore di quella che si trova tradizionalmente nei supermercati –spiega con soddisfazione Carlo Latini – ma soprattutto è  più adatta al tipo di vita sedentaria e impiegatizia che conduciamo in questi tempi, è ricca di fibre e di sali minerali”. D’accordo sulla qualità di questo tipo di prodotto è anche Matteo Scibilia, Chef e Presidente del Consorzio I cuochi di Lombardia, “Noi ristoratori dobbiamo alzare il livello qualitativo dei prodotti che cuciniamo per i clienti, non possiamo offrire la tradizionale pasta di grano duro, dobbiamo aumentare la collaborazione tra i ristoratori e i coltivatori del territorio”.

Un’operazione non priva di rischi perché il farro è più adatto a zone dal clima mite del centro Italia, ma gli agricoltori hanno deciso di assumersi il rischio. “Con il grano siamo al fallimento, ci viene pagato 14 euro al quintale, una miseria se si pensa che il pane poi venduto a 4 euro al chilo – racconta Augusto Frigerio, presidente dei coltivatori diretti di Vimercate, che ha messo a disposizione 4 ettari di terreno per la nuova coltivazione –. È per questo che abbiamo pensato di provare con il farro che ha invece un prezzo di 20-25 euro al quintale, io e gli altri coltivatori speriamo che questo possa essere uno sbocco che ci possa aiutare”.

{xtypo_rounded2}Andamento del settore agricolo. La Brianza va contro tendenza

La crisi non risparmia il settore agricolo: in Italia le imprese attive in coltivazioni e allevamento fanno registrare in un anno una diminuzione del 2%, passando da 888762 a 871016 imprese. Tendenza confermata del resto anche dal saldo nei primi otto mesi del 2009 tra imprese nuove e cessate nel settore agricolo, saldo in passivo di 15mila imprese.
La Brianza, con Lecco Lodi e Varese registra invece un segno positivo +0,4% con (1101 imprese nel 2008 a 1105 nel 2009).
Ma il dato interessante nei dati elaborati dall’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese, è la presenza degli stranieri nel settore. In cinque anni in Italia i titolari extracomunitari di imprese individuali del settore agricolo sono cresciuti del 18,7%, crescita in contro tendenza rispetto alla media che registra una diminuzione di -10,4%. Solo in Brianza si è avuto una crescita del 60%, si pensi che su un totale di 811 imprese individuali presenti 16 sono di proprietà di uno straniero. {/xtypo_rounded2}

 

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