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Riparte la caccia in provincia di Monza e Brianza, ma non è più la stessa cosa

21 Settembre 2009

cacciatoriRisveglio a suon di scoppiettate ieri mattina, 20 settembre, per la Provincia di Monza e Brianza: si è riaperta la stagione di caccia per la prima volta sotto la giurisdizione del nuovo ente, ma “cacciare non è più come una volta” – affermano i cacciatori -“Troppa urbanizzazione, diserbanti e animali addomesticati”.

A poco a poco la bruma si disperde e allora meglio si possono vedere avvicinarsi nelle loro tute mimetiche i cacciatori: stivali e fucile a tracolla.

“I leprotti, fagiani, soprattutto quelli domestici che ripopolano le nostre zone, non fuggono più quando ci vedono – afferma sconsolato A. S., un veterano della caccia – la Brianza è troppo urbanizzata e le bestie ormai sono abituate alla presenza dell’uomo. E poi non si sa più da che parte sparare, si ha sempre paura di colpire qualcuno o qualcosa”.

Più che dei cacciatori sembrano dei golfisti che invece di passeggiare sul green  camminano per i campi, invece della mazza il fucile. La superficie della provincia di Monza e Brianza è di 36.380 ettari di cui 13.538 ettari sono terreno agro silvo pastorale. Di questo territorio 4.210 ettari sono zone a tutela, 9.328 ettari sono zone destinate alla caccia programmata (ATC) e 62 ettari sono di istituti privati.
In Provincia di Monza e Brianza 6 mila persone hanno la licenza di caccia, ma solo 2320 sono i cacciatori abituali.

Da qualche anno a questa parte ambientalisti e cacciatori si ritrovano vicini più che mai nel combattere, con motivazioni alla radice opposte, al medesima battaglia che cerca di fermare il consumo del territorio in Brianza. L’impressione, con un veloce colpo d’occhio da uno dei pochi campi agresti rimasti, è che sia ormai tardi, per lo meno per riproporre un territorio adatto anche alla caccia.

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Dal Consiglio della Regione Lombardia: da quest’anno si possono colpire anche specie un tempo protette: fringuello, peppola, frosone e pispola

 Via libera a maggioranza in Consiglio regionale al provvedimento (relatore Vanni Ligasacchi, AN-PdL) che disciplina le regole per l’esercizio dell’attività venatoria lombarda per la stagione 2009-2010, frutto dell’abbinamento dei due distinti progetti di legge presentati rispettivamente dal PdL (Ligasacchi, Saffioti, Macconi, Peroni) e dalla Lega Nord (Frosio, Rizzi). Al momento del voto finale i Consiglieri regionali dei gruppi di minoranza, ad eccezione dei Consiglieri Battista Bonfanti, Luca Gaffuri, Carlo Spreafico e Dionigi Guindani (PD), Elisabetta Fatuzzo (Pensionati) e Alessandro Ce’ (Cristiano Federalisti), hanno abbandonato l’Aula dichiarando di non voler partecipare “alla votazione di un provvedimento illegittimo”. Con la medesima motivazione, ha abbandonato l’Aula anche il Consigliere di maggioranza del Gruppo Misto Silvia Ferretto. Il provvedimento è stato così approvato con 28 voti favorevoli, 8 contrari e 7 astenuti.

Su indicazione del Tavolo Interprovinciale della caccia riunitosi alla presenza di tutte le associazioni venatorie e dei Consiglieri regionali Carlo Saffioti, Pietro Macconi, Vanni Ligasacchi, Giosuè Frosio e Monica Rizzi, rispetto all’ultima stagione venatoria, la novità principale quest’anno sta nella possibilità di cacciare anche la specie pispola per un numero complessivo massimo di 50mila esemplari (5 capi giornalieri massimi e 10 stagionali per ciascun cacciatore). Via libera anche all’inserimento del frosone tra le specie cacciabili, per un numero complessivo massimo di 32mila esemplari (5 giornalieri, 10 stagionali).{/xtypo_rounded2}

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