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Monza, i genitori si separano, la figlia non vuole più vedere il padre: unico mezzo di contatto le e-mail

2 Settembre 2009

Una separazione particolarmente conflittuale è giunta all’attenzione del Tribunale di Monza, che l’ha decisa con una sentenza recentissima. La moglie, affermando di aver subito continue minacce ed aggressioni, si allontana da casa e chiede la separazione con addebito della responsabilità al marito.

Questa richiesta, sostitutiva della vecchia “colpa” da addossare al coniuge responsabile del fallimento del matrimonio, per la verità non incontra spesso il favore dei Giudici, che spesso non ritengono suffragata la gravità dei fatti o non ritengono quei fatti provati a dovere. In questo caso, il clima di forte conflittualità è stato accertato, così come anche un episodio nel quale la moglie subì percosse. Tuttavia, poiché il grave episodio si era verificato dopo la domanda di separazione, e non vi erano prove in ordine a fatti precedenti, i Giudici hanno ritenuto che esso non costituisse la causa ma l’effetto della lite e, pertanto, non hanno ritenuto che il marito si fosse reso esclusivo responsabile della crisi.

Che l’ambiente familiare fosse decisamente surriscaldato lo si capisce però anche da un altro aspetto, decisamente rilevante, che riguarda l’unica figlia. Ebbene, questa bambina di dieci anni di età ha opposto un rifiuto ad incontrare il padre così netto e costante da indurre i Giudici innanzitutto a sentirla personalmente: fatto di per sé non eccezionale, ma sicuramente raro. Visto il persistente rifiuto ad incontrare il padre, venne disposta anche una consulenza psicologica d’ufficio.

Anche la Consulente del Tribunale ha però dovuto prendere atto dell’irremovibilità della scelta, ed ha ritenuto preferibile non forzare con incontri programmati il rapporto padre e figlia, onde non spezzare quell’unico filo che ancora li unisce, costituito –  anche se può sembrare incredibile – dalla posta elettronica! Lo scambio di e-mail ha per così dire sostituito le visite paterne.

Per questa situazione, cui si accompagnava inevitabilmente l’elevata conflittualità dei genitori, la figlia è stata affidata in via esclusiva alla madre, e non è stato previsto alcun momento di incontro con il padre: se ve ne saranno, essi potranno essere frutto solo di accordi tra genitori e figlia che, è lecito ritenere, saranno assai improbabili.

La recente riforma operata sull’affidamento dei minori nella separazione dei coniugi prevede che, nella normalità dei casi, esso sia condiviso e, pertanto, spettante ad entrambi i genitori: vi sono però le debite eccezioni, come nel caso di specie, che possiamo ritenere collocato ad un confine estremo. Non solo perché l’affidamento è ad un unico genitore in via esclusiva, ma soprattutto perché l’altro non ha alcuna garanzia di frequentazione o di visite che, in casi meno radicali ma comunque contraddistinti da problemi seri,  avvengono nel cosiddetto “ambiente protetto”, ovvero alla presenza di assistenti sociali: come peraltro era stato previsto all’inizio di questa complessa – e penosa – vicenda familiare.

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