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Lambro, quali i veri mali? In Brianza poca competenza e urbanizzazione

7 Settembre 2009

Il Lambro ha la lingua di fuori. La siccità delle ultime settimane mette a dura prova la situazione generale, già decisamente precaria, del primo corso d’acqua brianzolo. Ma non è la mancanza di acqua meteorica il principale problema del fiume, come spiega Luciano Erba, grande conoscitore del fiume ed esperto di inquinamento e qualità delle acque del Comitato Bevere: “Inquinamento, urbanizzazione e poca preparazione degli enti istituzionali sono i veri flagelli”.

Esperti-comitatobevereIl Comitato Bevere, che opera a ridosso delle tre provincie di Monza, Lecco e Como e che ha appena festeggiato i dieci anni di attività, si adopera con impegno e continuità per monitorare la situazione dei principali corsi d’acqua della Brianza. Più di 1500, i soci che si sono avvicinati all’organizzazione dalla sua nascita.

“Pochi giovani, purtroppo, – precisa con un sorriso Pietro Pozzoli, presidente del Comitato – non sono molti i ragazzi che hanno voglia di mettersi delle calosce ai piedi per ripulire una sorgente o un acquitrino. Ma non ci lamentiamo. Alcuni passi in avanti sono stati compiuti, anche se il Lambro resta uno dei fiumi più inquinati d’Italia”.

Schiume, ricettacoli, batteri e scorie, dominano infatti da anni, la quasi totalità dell’acqua in superficie.

“E’ più facile e comodo, per un comune o una regione, – continua Pozzoli – spendere i soldi per abbellire la piazza del paese, piuttosto che impegnare professionisti competenti per il recupero di una risorsa vitale come il fiume Lambro”.

“E’ saturo ormai, – incalza Erba – è stato spremuto e sfruttato ogni singolo angolo disponibile, si costruiscono industrie da un giorno con l’altro. A breve pubblicherò un libro-inchiesta che, probabilmente, non sarà visto di buon occhio dalle amministrazioni. Ma è nel credo del Comitato essere tanto disponibili quanto inflessibili verso tutti.

La verità è che, nella Regione, nelle Province e nei Comuni, c’è poco, pochissimo interesse a riguardo. E ancora meno competenza, sfortunatamente”.

Cosa fare quindi? “Ora siamo impegnati nel monitoraggio di alcune fasce di fiume. Presto arriveremo alla totalità dell’asta del Lambro. Poi, dati alla mano, discuteremo con le amministrazione comunali di competenza gli interventi più idonei.”, risponde il presidente Pozzoli.

“Non abbiamo perso la speranza, – conclude Erba – dei piccoli miglioramenti qualitativi sono avvenuti, per esempio rispetto agli anni ’70, quando il Lambro era una vera e propria fogna a cielo aperto. Se si riuscisse a far capire alle istituzioni quanto è importante questo fiume, allora il Lambro potrebbe recuperare una condizione dignitosa”. 

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