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La Villa Reale non sarà patrimonio Unesco? È colpa dell’autodromo

28 Settembre 2009

Non basta. Non basta una Villa Reale tirata a lucido, e non basta la scelta, la prestigiosa incoronazione, della città di Monza come sede del primo forum mondiale della cultura: La villa del Piermarini non diverrà patrimonio dell’Unesco.

La sentenza, aspra e inconfutabile, arriva per bocca della Signora della cultura, madame Françoise Rivière, vice presidente dell’Unesco.

Un’affermazione, quella della Rivière, che ha fatto levare un coro unanime, compatto e deciso: “Perché?”

La risposta, della numero due della massima organizzazione culturale del mondo, non si è fatta tardare ed è stata tanto semplice quanto brutale: “Perché l’autodromo nazionale di Monza abbruttisce e deturpa la Villa Reale e l’annesso Parco”.

“Inoltre – ha proseguito la Rivière – nemmeno tutti i castelli della Loira hanno ottenuto questo riconoscimento. Lo stesso castello di Chambord, ad esempio, è rimasto escluso perchè vicino a una centrale nucleare”.

Incredulo l’assessore all’Educazione, Parchi e Villa Reale, Pierfranco Maffè: “Paragonare una centrale nucleare a un autodromo? Non capisco”. Più deciso Massimo Zanello, assessore regionale alla Cultura e Identità, che dichiara: “Avanzeremo la nostra candidatura e poi vedremo”.

Soddisfazione che trapela, invece, dalle parole di Bianca Montrasio, presidente del Comitato per il parco di Monza “Antonio Cederna”: “Già l’amministrazione Faglia richiese, senza successo, di nominare la Villa Reale e il Parco di Monza patrimonio mondiale dell’Unesco. E anche allora, come oggi, la risposta fu che il degrado del parco e la presenza inopportuna della pista non permettevano tale nomina.

È una posizione ufficiale dell’Unesco a cui i nostri amministratori non hanno dato peso, ed è l’ennesima dimostrazione che il Parco e l’autodromo non sono compatibili”.

{xtypo_rounded2} La storia scritta giro dopo giro, ma fa cultura? (Matteo Speziali) La storia che è stata scritta all’autodromo di Monza, giro dopo giro, è quella dell’automobilismo. Ed è anche quella dell’evoluzione tecnologica delle autovetture e dell’autodromo stesso dall’inizio del secolo scorso ad oggi. È inutile fare i nomi dei piloti, da Fangio a Schumacher, è inutile pensare all’originalità “all’italiana” che ha l’accostamento di una Villa Reale, di un parco secolare, con il tempio della velocità, accostamento anche stridente, o meglio rumoroso, ma quale Storia non è fatta di contraddizioni. Ma è inutile parlare di tutto ciò se poi l’autodromo non è visto come patrimonio dell’umanità. Perchè?
Le motivazioni ufficiali fanno da una parte sorridere, dall’altra pensare: forse in quella risposta, ancora una volta, si può leggere quel messaggio che dice come questo territorio non si sia voluto abbastanza bene da essere subito premiato. Dov’è il museo dell’autodromo? Dove è raccontata la storia e il valore di questo circuito? Non bastano tre giorni all’anno di clamore per raccontare quella storia.
Investire prima di essere investiti di onori è, forse, la strada da percorrere? {/xtypo_rounded2}

 

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