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La Protesta di Vincenzo Ascrizzi: “La capitale della Brianza chiusa per ferie quattro mesi all’anno”

8 Settembre 2009

Vincenzo_AscrizziVivere nel centro di Monza, 128mila abitanti, la terza città della Lombardia. E sentirsi come nel deserto del Sahara. E’ la sensazione di vuoto pneumatico che per tutta l’estate ha provato il capogruppo di Rifondazione comunista in consiglio comunale a Monza, Vincenzo Ascrizzi. “Non è possibile – protesta il leader comunista – che l’attività amministrativa sia completamente paralizzata. E che Monza, la capitale della Provincia della Brianza, d’estate resti chiusa per ferie per quattro mesi all’anno”. Un silenzio – quello dei governanti locali – che ha finito con il diventare assordante.

 

Ha usato parole forti, Vincenzo Ascrizzi. “Eppure – ha proseguito con la foga e la passione politica che gli appartiene – la mia sensazione è stata quella di lanciare un grido nel deserto. In una città rimasta per troppi mesi terra di nessuno, abbandonata da tutti i leader politici che per otto mesi all’anno si mettono sempre in passerella. E d’estate per lunghi mesi fanno marameo ai loro impegni. E sciamano nelle località più esclusive delle vacanze, infischiandosene dei monzesi e dei brianzoli”.

Che cosa è mancato – in particolare – in questi lunghi mesi d’estate a Monza? “E’ mancata – protesta Ascrizzi – e in modo totale, la presenza della Provincia di Monza e Brianza e del suo presidente, Dario Allevi. A che scopo istituire una nuova e costosa provincia, se poi subito dopo aver incassato il successo elettorale i nuovi rappresentanti dei cittadini chiudono per ferie e se ne vanno in vacanza per quattro lunghi mesi? Un buon amministratore, è vicino ai cittadini soprattutto quando sono più soli e abbandonati: e cioè d’estate. Penso che una provincia vera si costruisca facendo sentire la sua presenza giorno per giorno, porta dopo porta. E questo è vero soprattutto nei mesi dell’anno in cui i cittadini sono più soli se stessi: nel deserto dell’estate metropolitana”.

Il vuoto non è stato però solo di leadership e istituzionale. C’è stata anche – sempre secondo Ascrizzi – una paralisi delle decisioni. E un incancrenirsi di tanti problemi che per tutta l’estate sono rimasti sulle scrivanie dei big politici locali. In cerca di una soluzione adeguata che non è mai arrivata.

“Vogliamo parlare – continua il suo grido di dolore Ascrizzi – del problema del depuratore? Per quattro mesi i cittadini ancora una volta hanno divorato miasmi irrespirabili e cattivi odori. In un periodo dell’anno nel quale è inevitabile tenere le finestre aperte. Speranzosi in una soluzione che non è mai arrivata”.

Sono stati lasciati soli i cittadini: “Nel centro come in periferia – protesta il leader di Rifondazione comunista – troppi negozi hanno chiuso e soprattutto gli anziani hanno avuto non poche difficoltà a ricevere perfino i servizi essenziali”.

Sono state lasciate sole anche le imprese locali: “In un momento di crisi sono tante le imprese che hanno scelto di continuare a lavorare. Ma hanno dovuto operare in una città che le istituzioni avevano completamente abbandonato”.

Grave è anche il problema dei cantieri, rimasti l’unica presenza attiva in una città deserta e senz’anima: “Ho provato una sensazione kafkiana e di straniamento – ha assicurato Ascrizzi -. Nel vuoto dell’estate, un periodo nel quale è rimasto in città il 50% della popolazione, l’unica traccia di attività erano operai spesso provenienti da paesi lontani che costruivano muri e asfaltavano strade. Monza per tutta l’estate è stata una città lasciata sola e nel caos”.

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