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Intervista a Lorena Sampietro: io, l’amica monzese di Michael Jackson

29 Settembre 2009

Lorena Sampietro ha gli occhi grandi e onesti. Occhi che ricordano il suo idolo, il suo eroe, il compianto Michael Jackson. E questo amore artistico è la molla, la ragione che la sta spingendo a organizzare un evento senza pari. Il prossimo 31 ottobre, alla Fiera di Monza, un’intera giornata dedicata al re del pop.

locandina_tributo_MJLorena, perché questo evento?
Perché Michael l’avrebbe voluto. Un momento di aggregazione tra i suoi fan. Ricevo centinaia di messaggi entusiasti. Addirittura un ragazzo porterà il famoso cappello di “Smooth Criminal” per condividerlo con tutti. È esattamente l’atmosfera che si respirava a un concerto di Michael.

Concerti che tu hai avuto la fortuna di vivere in prima persona.
Esatto, nei primi anni ’90. Sono stata a Praga, Budapest, a quasi tutti i suoi show italiani, ovviamente anche a Monza. Ho avuto l’onore di conoscerlo personalmente. L’ho incontrato 4 volte.

Che tipo di persona era Michael Jackson?
Lui era Peter Pan. Una persona splendida, disponibile, altruista. Un buono in tutti i sensi. Dotato di una sensibilità fuori dal comune.
Una volta, eravamo a Budapest, una mia amica olandese durante il concerto ha perso il portafoglio. Quando Michael ci ha ricevuto, dopo lo spettacolo, nella sua stanza di albergo, lei gli ha raccontato l’episodio. Era molto affranta perché non avrebbe potuto più seguire il tour. Michael non ci ha pensato due volte. Ha chiamato un collaboratore e ha donato 1000 dollari alla mia amica. Questo era Michael Jackson.

Come hai saputo della sua morte? Lo scorso 25 giugno?
Quella sera ho guardato un film in dvd. Completamente ignara di tutto. Al mattino, mio marito mi ha dato la terribile notizia. Ho ricordi vaghi di quelle ore. Mi muovevo come in trance. Ricordo, ad esempio, di essere andata al mercato e di aver comprato un paio di pantaloni. Così, senza un motivo vero.
Poi, tornata a casa, verso l’ora di pranzo ho acceso la televisione e mi sono sintonizzata su Mtv. In quel momento, quando ho visto comparire sullo schermo l’immagine di Michael seguita dalla data di nascita e da quella di morte, ho realizzato tutto. Ho realizzato che non c’era più. Che Michael Jackson era morto.

Cosa significa per te organizzare questo tributo a Michael?
In primis significa dare la possibilità ai tanti ragazzi, che non hanno mai visto dal vivo Michael, di respirare, seppure in minima parte, l’atmosfera di un suo concerto. Quel senso di condivisione e appartenenza. In secondo luogo vuole essere un momento unico, per stare insieme e ricordare Michael. Un uomo speciale, non adatto a questo tipo di mondo. Un mondo che lo ha violentato in modo disdicevole e che ha ucciso, senza pietà, il suo animo puro.

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