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Artigiano muore schiacciato da cassa d’acciaio di cinque quintali

22 Settembre 2009

Ex_Snia_CesanoIl suo «mondo piccolo» se lo era ritagliato tra le mura pericolanti di un vecchio capannone della ex Snia, il cimitero industriale di 170mila metri quadrati al confine tra Cesano Maderno e Ceriano Lagnetto, chiuso da otto anni. Qui Alfredo Puppo, 73 anni, residente a Cesano Maderno, vedovo, artigiano, viveva in due stanzette dove aveva sistemato un letto e un cucinino.

E qui commerciava rottame in modo abusivo e senza alcuna attenzione alla sicurezza, tra mura scrostate, carcasse di auto, cumuli di ferro, legno e mattoni, un po’ per arrotondare la sua misera pensione sociale, un po’ per riempire una giornata vuota.

Qui domenica nel tardo pomeriggio, in un inferno di degrado, mura diroccate e rottami arrugginiti, ha trovato la morte: per cause ancora da accertare una cassa di acciaio pesante cinque quintali, che lui stesso aveva agganciato su un carroponte a due metri d’altezza, gli è precipitata addosso, schiacciandolo sul pavimento di cemento armato e uccidendolo sul colpo. A ritrovare il corpo senza vita del pensionato, ieri mattina poco dopo le 10.30, è stato il custode dell’area dismessa. Preoccupato perché da dodici ore l’uomo non dava più segni di vita, la guardia si è decisa a entrare nel capannone: e ha fatto la macabra scoperta. Il corpo del povero artigiano giaceva supino sul pavimento, sepolto sotto la massiccia cassa d’acciaio, in un lago di sangue.

Sul posto sono arrivati i carabinieri di Desio, la polizia locale e il sindaco di Cesano Maderno Marina Romanò, i vigili del fuoco e i tecnici dell’ispettorato del lavoro dell’Asl di Monza. E non appena hanno saputo del tragico incidente, sono arrivati anche i tre figli del pensionato. Sull’episodio la Procura della Repubblica di Monza ha aperto un’inchiesta per accertare le cause e l’esatta dinamica dell’incidente. Sul corpo del 73enne inoltre sarà effettuata l’autopsia.

 Da anni l’immobiliare che aveva acquistato i capannoni dismessi dell’ex Snia, per abbatterli e trasformarli in un moderno polo tecnologico, aveva in corso un duro braccio di ferro legale con il pensionato. Nel 2007 l’uomo aveva ricevuto lo sfratto esecutivo e il capannone, nel quale erano avvenuti anche piccoli crolli, era stata posto sotto sequestro. Ma l’artigiano 73enne, per nulla rassegnato a lasciare la sua «casa bottega», aveva rotto i lucchetti della porta d’ingresso e aveva di nuovo occupato abusivamente il capannone. Qui, aveva continuato a vivere e a lavorare tra mille pericoli. Fino all’altra sera.

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