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Seveso: nella città della diossina la Fondazione Lombardia per l’ambiente

9 Luglio 2009

Un centro studi e di documentazione per non dimenticare. E dove custodire per sempre la memoria e il carico di sofferenza e di dolore del caso Icmesa di Seveso:  una delle tragedie ambientali più gravi di tutti i tempi. Il 10 luglio alle 11, trentatre anni dopo l’esplosione che provocò la fuoriuscita della diossina, verrà compiuto un gesto simbolico: sarà posata la “prima pietra” del Centro Studi e Documentazione della Fondazione Lombardia per l’Ambiente.

Alla cerimonia ci sarà il Presidente Paolo Colombani e il sindaco di Seveso, Massimo Donati. La data scelta per questa cerimonia ricorda, a 33 anni di distanza l’evento diossina, avvenuto nello stesso giorno del 1976.

Icmesa-zona-protettaSul cantiere ci sarà il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, il Presidente della nuova Provincia di Monza e Brianza Dario Allevi e il Presidente Onorario della Fondazione Giovanni Bottari. Con loro anche diversi primi cittadini i cui Comuni sono rimasti coinvolti oltre 30 anni fa dal disastro “Icmesa”.

“La posa di questa prima pietra – sottolinea il sindaco Massimo Donati – non è solo un gesto simbolico, ma è segno tangibile di una scelta e di un impegno che il Comune di Seveso ha assunto non solo nei confronti dei propri concittadini, ma per il bene di tutti”.

I lavori per l’edificazione del Centro Studi e Documentazione della Fondazione Lombardia per l’Ambiente hanno preso il via nell’aprile di quest’anno. L’importo dei lavori è di quasi tre milioni di euro. Progettista e direttore dei lavori è l’architetto Giuseppe Marinoni. Il suo progetto, nel 2006, era stato selezionato da una commissione tecnica a seguito di un bando internazionale che aveva visto la partecipazione iniziale di 33 architetti provenienti da più paesi europei e solo cinque arrivati alla fase finale.

{xtypo_rounded2}Che cos’è la Fla e come è nata
La Fondazione Lombardia per l’Ambiente (Fla) nacque come diretta conseguenza dell’incidente di Seveso del 10 luglio 1976. Allora ci si rese conto di come le decisioni politiche e le scelte amministrative dovessero essere supportate da adeguate conoscenze scientifiche. Di fronte alla moria di animali e all’insorgere di lesioni cutanee nei bambini, le autorità preposte furono disorientate: la scienza, si disse, deve costantemente supportare le scelte politiche. A tal fine venne ideata e formalizzata in sede di transazione con la Givaudan un’Istituzione che raccordasse il mondo della politica della Regione Lombardia, la zona  più industrializzata d’Italia, e le sue maggiori Università.

Nel 1986 la Fondazione venne istituita con un capitale di 500 milioni di lire versato dalla Givaudan cui, nel 1989, si aggiunse un fondo di 40 miliardi derivato dalla chiusura del fondo speciale per Seveso.

Nel Consiglio di Amministrazione della Fla siedono per statuto sei membri nominati dalla Giunta della Regione Lombardia e i rettori dell’Università Statale di Milano, dell’Università di Pavia, del Politecnico di Milano, dell’Università Cattolica e dell’Università di Milano Bicocca. Il sindaco di Seveso ne fa parte di diritto, a sancire l’origine della Fondazione e la necessità istituzionale di monitorare le conseguenze dell’inquinamento del 1976. {/xtypo_rounded2}

{xtypo_rounded2}Un pozzo di luce per illuminare la ricerca
Il Centro di documentazione – finanziato interamente dalla Fla – è concepito come “un cluster di edifici raggruppati intorno a un pozzo di luce” utilizzando i termini con cui l’ha definito l’architetto Marinoni. La forma è un’ellisse che circoscrive un oggetto autonomo, tagliato su un lato per produrre una grande facciata verso il giardino, quella che Marinoni ha chiamato “il palcoscenico dell’edificio”.

Al suo interno, nei tre piani di 400 metri quadrati ciascuno, gli spazi sono mobili per adattarsi alle mutevoli esigenze. Al piano terra è prevista la zona espositiva e istituzionale per conferenze che, attraverso un meccanismo di pareti semovibili, potrà ospitare fino a 200 persone. Al primo piano trovano posto gli uffici, interpretati, su modello dei centri di ricerca europeo, come isole ecologiche lavorative. Infine, al secondo piano, la biblioteca ambientale. L’apparente semplicità della concezione architettonica si accompagna, però, a una sofisticata progettazione ingegneristica dei consumi.

Luminosità e aerazione vengono garantite in modo naturale dalle ampie vetrate e dalle spaccature di cui si caratterizza l’edificio, ma nello stesso tempo l´ambiente è tecnologicamente sorvegliato per ottimizzare i consumi e renderlo una vera macchina ecologica.{/xtypo_rounded2}

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