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L’Unione europea chiede alla Cina di eliminare le restrizioni all’export di materie prime

6 Luglio 2009

La Cina da tempo impone restrizioni alle esportazioni di materie prime verso l’estero, come quote, dazi all’esportazione e prezzi minimi, per favorire i propri produttori. Adesso, in tempo di crisi, l’Unione europea (ma anche gli Stati Uniti) ha deciso di reagire per eliminare distorsioni come queste, che tengono artificialmente alto il prezzo di alcuni materiali fondamentali per la nostra industria come fosforo, bauxite, carbone, fluorite, magnesio, manganese, silicio e carburo di zinco. Con un’aggravante: alcune di queste risorse non possono essere reperite altrove. Il grido d’allarme di diversi settori industriali a monte e a valle è lanciato da tempo.

Le autorità commerciali europee, che hanno competenza esclusiva in materia di negoziati internazionali, hanno richiesto l’intervento degli strumenti previsti dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (nota come WTO), l’organismo che regola il mercato a livello mondiale. Inizia così un periodo di consultazioni con la Cina sulle restrizioni alle esportazioni su una serie di materie prime, che si ritiene siano in palese violazione delle norme internazionali del commercio. L’UE ha ripetutamente sollevato la questione nel corso degli ultimi anni, senza successo, e ora fa il primo passo, sperando di arrivare a una soluzione reciprocamente soddisfacente con il più grande Paese del mondo. La stessa cosa hanno fatto in contemporanea gli Stati Uniti.

Il commissario europeo al commercio Catherine Ashton ha dichiarato: “Le restrizioni cinesi sulle materie prime falsano la concorrenza e aumentano i prezzi a livello mondiale, rendendo le cose ancora più difficili per le nostre aziende in questo periodo di crisi economica. Mi auguro che si possa trovare una soluzione a questo problema attraverso il processo di consultazione”.

Queste restrizioni prime danno un vantaggio competitivo alle imprese cinesi che viene ritenuto scorretto. Le industrie a valle hanno accesso a materiali meno costosi rispetto ai loro concorrenti al di fuori della Cina: l’industria chimica, quella dell’acciaio e le industrie dei metalli non ferrosi, e di conseguenza i loro clienti, sono i principali settori interessati.

L’UE ritiene che tali restrizioni violano non soltanto le regole generali del WTO, ma anche gli impegni specifici che la Cina ha preso quando è entrata a far parte dell’Organizzazione mondiale del commercio su dazi all’esportazione, quote, uso delle licenze di esportazione e prezzi minimi all’esportazione. Le consultazioni che si aprono ora si concentreranno su una prima serie di misure e di prodotti, ma potranno estendersi in futuro ad altri.

Da anni la Cina è la più importante sfida per la politica commerciale dell’Unione europea: allo stesso tempo un concorrente agguerrito ma anche un’opportunità di mercato senza paragoni. Le barriere “oltre la frontiera” sul mercato cinese costano moltissimo alle imprese europee in termini di opportunità mancate. La Cina è oggi la quarta maggiore economia del mondo il terzo Paese esportatore, ma quello che cresce a vista d’occhio è il suo potere politico. Il commercio UE-Cina è aumentato notevolmente negli ultimi anni e attualmente ammonta a oltre 300 miliardi di euro annui. La Cina è adesso la seconda partner commerciale dell’Europa dopo gli USA e la più grande destinataria dell’esportazione europea, mentre l’UE è il principale partner per i cinesi.

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