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In pericolo molti degli habitat e delle specie più vulnerabili d’Europa

24 Luglio 2009

1.150 specie di animali e 200 tipi di habitat sono protetti dalla legislazione comunitaria, ma solo una percentuale ridotta ha raggiunto uno buono stato di conservazione. Gli Stati dell’Ue dovranno incrementare il proprio impegno per migliorare la situazione.

Una relazione, appena pubblicata dalla Commissione europea e riferita al periodo 2001-2006, dice che gli habitat erbosi, le zone umide e gli habitat costieri sono quelli che subiscono le pressioni maggiori, soprattutto a seguito del declino dei modelli agricoli tradizionali, dello sviluppo turistico e dei cambiamenti climatici. Il quadro non è però negativo ovunque e alcune delle specie più grandi ed emblematiche, come il lupo, la lince eurasiatica, il castoro e la lontra, stanno cominciando a ricolonizzare una parte della loro area di distribuzione tradizionale. Molti Stati  hanno investito somme ingenti per il monitoraggio.

Il Commissario UE all’ambiente, Stavros Dimas, ha dichiarato: “Ci siamo impegnati ad arrestare la perdita di biodiversità in Europa e la relazione odierna non lascia spazio a manifestazioni di compiacimento. Riportare gli habitat e le specie vulnerabili ad un buono stato di conservazione richiede tempo e molto impegno. La legislazione UE sulla natura e la rete Natura 2000 sono gli elementi principali per realizzare i nostri obiettivi di tutela della biodiversità nell’UE. Ora che la parte terrestre della rete è quasi ultimata, possiamo attenderci notevoli miglioramenti nei prossimi 10 o 20 anni.”.

“In Europa la biodiversità sta subendo forti pressioni e corre gravi rischi, ma si stanno ottenendo dei risultati. È importante continuare a puntare l’attenzione sul valore intrinseco della biodiversità, riconoscendo allo stesso tempo l’importanza di garantire lo stato di salute e la resilienza degli ecosistemi e dei servizi che essi forniscono”; dice Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’Agenzia europea dell’ambiente.

Le misure di protezione cominciano ad avere degli effetti e alcuni tipi di habitat e alcune specie stanno iniziando a recuperare. Per esempio, specie come l’orso bruno, il lupo e il castoro sono in fase di recupero e si stanno reinsediando in molte zone. Ciò significa che hanno trovato gli habitat adatti e che le pressioni negative come la caccia e l’inquinamento sono state ridotte.

Invece, lo stato generale dei terreni erbosi, delle zone umide e degli habitat costieri è particolarmente scadente. I terreni erbosi sono essenzialmente associati a modelli agricoli tradizionali, che stanno scomparendo in tutta l’UE. Solo il 7% delle valutazioni dello stato di conservazione ha avuto esito soddisfacente, rispetto al 21% degli habitat “non agricoli”. Questo risultato è dovuto al passaggio a un modello di agricoltura più intensivo, all’abbandono delle terre e ad una scarsa gestione del suolo. Le zone umide vengono convertite ad altri usi e subiscono anche gli effetti dei cambiamenti climatici perché si tratta di habitat associati ai ghiacciai di montagna. Gli habitat costieri, infine, subiscono la pressione sempre più forte del turismo.

Inoltre, non è che si sappia molto su questi argomenti. Lo stato di conservazione del 13% circa degli habitat regionali e del 27% delle specie regionali è stato ritenuto “sconosciuto”, in particolare per le specie dell’Europa meridionale. L’ambiente marino è particolarmente problematico, dato che il loro stato di conservazione è sconosciuto da oltre il 50% della popolazione.

L’ambiente naturale europeo è tutelato da due normative principali: la direttiva sugli uccelli selvatici e la direttiva sugli habitat. Con i siti designati nell’ambito della direttiva Uccelli selvatici, questi vanno a far parte della rete Natura 2000, la rete ecologica più vasta al mondo. Nell’ambito della direttiva Habitat sono stati designati quasi 22.000 siti, pari al 13,3% del territorio dell’UE.

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