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Chiude dopo 147 anni lo storico Salumificio Viganò di Besana Brianza

7 Luglio 2009

Salumificio-Vigan-1Un altro pezzo di vecchia Brianza che se ne va. Chiude dopo 147 anni il salumificio Viganò: uno dei più antichi e rinomati salumifici della Brianza. Ultimo baluardo della tradizione e della lavorazione artigianale, l’azienda non aveva mai voluto abbandonare la vecchia sede di via Pietro Ponti, in un ex convento dell’anno mille, tra le stradine tortuose del centro storico di Besana Brianza, e finora era riuscita a fronteggiare la concorrenza delle multinazionali alimentari e della grande distribuzione puntando su un prodotto fatto a mano e di alta qualità. Un valore aggiunto che da solo non è più stato sufficiente a salvare l’azienda, crollata anno dopo anno sotto i colpi della crisi economica.

Fino a pochi anni fa l’azienda aveva ancora 35 dipendenti e 15 agenti. Il fatturato era di 3,5 milioni di euro e i suoi prodotti erano richiesti in tutto il mondo. Due anni fa con la prima drastica ristrutturazione i dipendenti erano scesi a 15. Ieri la notizia della chiusura: la produzione è stata sospesa e gli ultimi 13 lavoratori sono stati messi in cassa integrazione a zero ore. Non è bastato il tentativo di salvataggio messo in campo dalla Cisl Monza: «La Brianza – spiega Gian Enrico Longoni, segretario generale della Fai Cisl – perde uno dei suoi marchi simbolo. Scompaiono un secolo e mezzo di esperienza e di abilità nel confezionare un prodotto inimitabile e unico».

E ora dalle vetrine dei negozi della Brianza scompariranno anche alcuni prodotti inconfondibili: la «brianzetta», il prodotto più famoso e rinomato della casa, il prosciutto «Napoleon», il «gran cosciotto», la «goccia di salame» e la «nocella». Prodotti di nicchia ma che ancora oggi venivano richiesti in tutto il mondo da una clientela in cerca della qualità senza compromessi.

Fondata il 17 marzo 1862 dal «salumaio» Luca Viganò, l’azienda era sempre rimasta in mano alla famiglia Viganò senza mai perdere la sua impronta di impresa a conduzione familiare. Due anni fa l’ultimo erede della dinastia, Aldo Viganò, 77 anni, dopo aver gestito l’industria per oltre mezzo secolo, si era rivolto all’imprenditore Giuseppe Mutti, delegandogli l’arduo compito di mettere in cantiere uno storico rilancio: l’azienda avrebbe dovuto trasferirsi in un nuovo stabilimento di 12mila metri quadrati a Montesiro. E pur conservando la sua produzione tradizionale avrebbe dovuto fare pace con la moderna tecnologia, trasformandosi in un’impresa all’avanguardia. Ma gli investimenti necessari si sono rivelati insostenibili e il piano di rilancio è stato accantonato.

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