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Al via il primo vero consiglio provinciale ma la Brianza non c’era

17 Luglio 2009

Togli il presidente Dario Allevi e i suoi assessori; togli i consiglieri provinciali di maggioranza e opposizione; e togli pure i cronisti, presenti magari per passione e interesse personale, ma di sicuro per lavoro. Al netto degli «addetti ai lavori», non c’era nessuno. Non c’era un solo brianzolo ieri pomeriggio ad assistere ai lavori del primo vero consiglio provinciale di Monza e Brianza dopo il gran debutto a Villa Reale.

Non uno dei 783.749 abitanti della nuova «casa comune» di tutti i brianzoli ha ritenuto che fosse importante esserci a quello che era un momento importante. Eppure quella che si è celebrata è stata la prima vera seduta operativa nella sede che per alcuni anni sarà il luogo dove si svolgerà il massimo atto della vita della Provincia: il consiglio provinciale.

Certo, quella di ieri è stata la giornata più calda di una torrida estate. Faceva caldo e Monza è apparsa una città precocemente svuotata dal rito laico della vacanza estiva. Però, questa Provincia costata tanti sacrifici, il grande sogno raggiunto disinnescando tante mine lungo un sentiero stretto, accidentato e in salita, meritava forse di fare quattro passi sotto la canicola. E di esserci. Ma i brianzoli – si sa – sono fatti così. Quando nel 2004 fu votata la Provincia, a Fermo (divenuta provincia insieme a Monza) fecero festa per sette giorni e sette notti di fila. In Brianza, non successe niente: nessuno si tolse il grembiule da lavoro per fare neppure un minuto di baldoria.

Un problema, quello del senso di appartenenza alla Provincia, in una Brianza dove ancora oggi otto automobilisti su dieci quando comperano l’auto nuova scelgono la targa con il logo «Mi» e non con quello «Mb». Una sciocchezza. Che però la dice lunga sulla refrattarietà della Brianza profonda a staccarsi dall’ombra delle guglie del Duomo. A lasciarsi alle spalle la «Grande Milano» per ritrovarsi nella nuova Monza, capoluogo di provincia.

A dirigere i lavori della prima seduta istituzionale del consiglio provinciale Mb è stato una vecchia conoscenza: Angelo De Biasio. Con il piglio e la ruvidezza dei vecchi nocchieri lumbard della prima ora, De Biasio ha traghettato la seduta tra i marosi di innovativi strumenti informatici: badge e sistemi di voto elettronici che hanno fatto saltare la mosca al naso a più di un consigliere. Ma nel complesso – di fronte a un orgoglioso De Biasio forse incredulo lui stesso che quelle diavolerie potessero addirittura funzionare – il rodaggio è stato superato e il consiglio provinciale ha potuto cominciare davvero.

Un problema di ben più difficile soluzione è apparso invece quello degli spazi. L’elegantissima villa liberty di via Tommaso Grossi ancora una volta ha stupito tutti per la bellezza leggiadra di vetrate a piombo e legni intarsiati. Ma tutto è apparso irrimediabilmente piccolo. Troppo piccolo per la solennità che richiede un consiglio provinciale. Con i consiglieri di maggioranza stipati sui banchi in prima fila (davanti Pdl e dietro Lega Nord), e i consiglieri di opposizione (Pd, Idv, lista Ponti e Udc) acquartierati nelle retrovie.

In un clima da «volemose bene», sono stati eletti i due vicepresidenti del consiglio che affiancheranno De Biasio: Attilio Gavazzi (Pdl) e Vittorio Pozzati (Pd), entrambi veterani del consiglio provinciale milanese.

Dopo le rose, le prime spine. In un momento di crisi, era inevitabile che – in Brianza poi – al primo punto all’ordine del giorno ci fosse: il risparmio. Ancora una volta l’austerity è andata a braccetto con la «matrigna» informatica. De Biasio ha proposto di risparmiare con la posta elettronica certificata, per evitare di produrre tonnellate di carta e sguinzagliare per tutta la Brianza i messi comunali. Ma neppure sul taglio dei costi c’è stata piena unanimità.

Il primo screzio si è consumato sulla costituzione della commissione che dovrà redigere lo statuto e i regolamenti del neonato ente. Rosella Panzeri, eletta con la Dc di Sandri nelle file del Pdl, ma battitrice libera dopo l’esordio in Villa Reale, ha proposto la sua visione «francescana» della politica: «Cominciamo a risparmiare rinunciando al gettone di presenza in commissione».

Apriti o cielo: «È una proposta demagogica», ha subito replicato uno stizzito Attilio Gavazzi. E poco prima anche il capogruppo dell’Italia dei valori, Sebastiano La Verde, aveva puntato il dito sugli sprechi della politica: «È uno spreco vero avere due assessori in più in giunta. Sono stati eletti 10 collaboratori, quando ne bastavano otto. Così si gettano via i soldi dei cittadini». E il suo braccio destro Alberto Dell’Oro, calcolatrice alla mano ha pure fatto i conti: «Due assessori in più costano 88mila euro all’anno». Rosario Mancino (Pdl) ha attaccato: «I veri sprechi sono quelli ereditati dall’amministrazione precedente, che non ha preparato in modo adeguato il passaggio dalla vecchia alla nuova Provincia». Ma l’ex assessore provinciale all’Attuazione alla Provincia Gigi Ponti non ci sta: «Il lavoro di preparazione è stato importante, difficile e appassionante in un momento in cui a ogni piè sospinto c’era qualcuno che la Provincia la voleva cancellare. Mancino offende anche i consiglieri e gli assessori di questa Provincia che nel Consiglio di Milano hanno collaborato per il bene della Brianza. Si è lavorato molto e dove è stato possibile si è lavorato insieme».

{xtypo_rounded2}Il consiglio provinciale? Si segue solo in Tv

Espulsi. Lo sparuto pubblico – peraltro interamente formato da addetti ai lavori – che avrebbe desiderato osservare con i propri occhi i lavori del primo vero consiglio provinciale di Monza e Brianza, non ha potuto. Vietato.

L’Efficiente direttore del Progetto Monza e Brianza, Giuseppe Valtorta, è stato perentorio: «Il pubblico è tenuto a seguire i lavori nella sala stampa». E cioè davanti a uno schermo gigante. Così come si fa con il calcio in Tv. Senza la possibilità di cogliere in diretta gli umori della sala, ma costretti ad accontentarsi delle generose zoomate dei cine operatori.

Così, qualcuno ha parlato di «schiaffo alla democrazia». «Non è legittimo – ha protestato il presidente di Confconsumatori Mb, Carlo De Flaviis –  che il pubblico non possa partecipare al consiglio provinciale ma sia costretto ad assistere ai lavori in una sala separata, davanti a un maxischermo. Il pubblico deve far sentire la sua voce, deve avere la possibilità di applaudire. Verificheremo la legalità di tutto questo e poi prenderemo i provvedimenti del caso».

In un clima surreale, l’impossibilità di assistere al consiglio provinciale potrebbe allontanare ulteriormente il pubblico. E di questo non ce n’era davvero bisogno.{/xtypo_rounded2}

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