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Valli: “Se la Provincia fosse nata dieci anni fa, ora non saremmo così in difficoltà”

18 Giugno 2009

E’ stato uno che ci ha messo la faccia: per tanti anni è stato lui l’”ambasciatore” degli industriali della Brianza: 83mila imprese per 783mila abitanti: una ogni nove brianzoli. Ora si prepara a lasciare – dopo un lungo “regno” durato 12 anni – la prestigiosa carica di Presidente di Confindustria Monza e Brianza, pur conservando l’impegno di Presidente della Camera di Commercio.

Ma soprattutto: è uno dei “padri nobili” della Provincia di Monza e Brianza. Da sempre – e fin dai tempi in cui era scomodo farlo – Carlo Edoardo Valli è un uomo e un imprenditore che la Provincia MB l’ha fortemente voluta. Convinto che solo con la Provincia la Brianza possa riuscire a fare emergere la propria identità e i propri valori, che sono molto diversi da quelli di Milano.

Presidente Valli, la Provincia di Monza è nata. Che cosa ha provato in questi giorni quando il sogno si è realizzato, e dopo tanti anni i brianzoli hanno votato per eleggere il loro presidente e il primo consiglio provinciale?

“Una certa emozione. È inutile nasconderlo: la gioia è stata tanta. Ho seguito fin dal principio l’idea di creare una provincia Monza e Brianza. Assieme a Walter Fontana, Giulio Fumagalli e sopratutto con il senatore Vittorino Colombo di Albiate, ci abbiamo creduto da sempre. Fu quest’ultimo il primo a proporre la costituzione della Provincia di Monza e Brianza e alla sua morte nel 1996 ho sentito su di me questa eredità, essendo lui un mio caro amico”.

valli_e_castelliSe dovesse inviare un messaggio nella bottiglia al neo presidente Dario Allevi, che cosa gli scriverebbe? Quali consigli gli darebbe?

“Di non farsi trascinare dai discorsi fatti di poltrone e di carrozzoni. Di comporre una Giunta che lavori alla brianzola, per il bene del territorio e che sia da stimolo per le forze economiche. Gli auguro di aprire un dialogo trasversale alle forze economiche, affinché non ci siano divisioni ma obiettivi comuni”.

La provincia di Monza non rischia di isolare la Brianza facendone una terra piccola e chiusa in se stessa? E poi non dicevano i nostri padri: “Chi volta i spall a Milan, volta i spall al pann”?

“La Brianza è per sua natura internazionale: non dimentichiamoci che sono stati i brianzoli a portare il design nel mondo. Le aziende di questo territorio esportano i proprio prodotti, molti dei quali ritenuti a livello mondiale eccellenti, quasi per vocazione oltre frontiera: la globalizzazione ha il vantaggio di aver accorciato le distanze, e questa cosa la Brianza ha saputo sfruttarla al massimo. Il rapporto con Milano deve continuare ad esserci: in particolare penso ad Expo 2015 che sarà una grande vetrina per Milano, ma non solo. Purtroppo fino ad oggi i rapporti con Milano sono sempre stati a suo vantaggio: adesso che la Brianza ha una sua autonomia bisogna riportare l’equilibrio tra le parti”.

Ha qualche preoccupazione e rimpianto?

“Il rimpianto è che se avessimo avuto la provincia di Monza e Brianza almeno dieci anni fa, credo che economicamente ora saremmo meno in difficoltà. La mia preoccupazione è verso il mondo del lavoro: bisogna creare occupazione e ritornare a far girare l’economia. Una soluzione potrebbe essere di tassare meno gli stipendi dei dipendenti così che ci siano più soldi da spendere e per riattivare i consumi e quindi le produzioni”.

Qual è la priorità da affrontare per fare ripartire al Brianza? E cosa può fare la Provincia?

“Le priorità sono due: sul fronte della crisi, far ripartire la Brianza che è uno dei motori dell’Europa, e poi l’altra urgenza è la mobilità di questo territorio. La provincia deve pensare subito a delle contro misure per queste due problematiche: trovare il modo di defiscalizzare le buste paga, e partire con dei piani di lavoro per accelerare le infrastrutture che mancano da una vita”.

 

 

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