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Mi assumono a tempo determinato per un “aumento del carico di lavoro”, possono poi licenziarmi?

7 Giugno 2009

maximilian_maria_russo1Caro avvocato Russo, innanzitutto complimenti per la Sua rubrica che, in questo momento difficile per noi lavoratori, trovo di grande aiuto e sostegno con i suoi positivi ‘in bocca al lupo’ con i quali conclude le sue risposte. Vengo subito al mio quesito: 10 mesi fa stata assunta con contratto a termine con la causale “aumento del carico di lavoro”. Il contratto scadrà tra pochi giorni e la società mi ha già fatto sapere che mi lascerà a casa. Posso fare causa per chiedere di essere assunta a tempo indeterminato? La ringrazio e la saluto cordialmente. J.L.

RISPOSTA

Gentile Lavoratrice, il contratto a tempo determinato è ammesso solo in presenza di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo e sostitutivo. Secondo le disposizioni di legge e la giurisprudenza maggioritaria, le ragioni che giustificano l’apposizione del termine devono essere “specificate” (art. 1, D.Lgs. 368/2001). Non è, quindi, sufficiente l’indicazione generica dei motivi che giustificano ex lege l’apposizione del termine (ad esempio, “per intensificazione dell’attività produttiva” o “per ragioni di carattere tecnico”), ma è necessario specificare dettagliatamente le ragioni concrete ed effettive, come, ad esempio, l’acquisizione di specifiche commesse o la necessità di organizzare o riordinare un archivio, etc. Nel Suo caso, la ragione che giustifica l’apposizione del termine è del tutto generica. Alla genericità (= mancata specificazione delle ragioni che giustificano l’apposizione del termine) consegue la nullità del termine apposto al contratto: ciò comporta che, per il resto, il contratto di lavoro è comunque valido e, quindi, venuto meno il termine finale, il contratto si deve necessariamente intendere a tempo indeterminato. La conversione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato dà diritto al lavoratore di riprendere il suo posto di lavoro o – qualora ciò gli venga negato – di ottenere il risarcimento del danno. Dà, inoltre, diritto al lavoratore di percepire la retribuzione per il periodo successivo alla scadenza del contratto (cfr. Cassazione, Sezioni Unite, n. 14381/2002). Per quanto riguarda il diritto alla retribuzione, è però necessario che il lavoratore provveda ad offrire al datore di lavoro la propria prestazione lavorativa. Il lavoratore può fare valere l’illegittimità del termine in qualsiasi momento e chiedere di essere riammesso al lavoro, salvo che il protrarsi della mancata reazione del lavoratore all’estromissione dall’azienda ed il suo prolungato disinteresse alla prosecuzione del rapporto esprimano, come comportamento tacito concludente, la volontà di risoluzione consensuale del rapporto stesso (Cassazione, n. 23114/2008). Ecco perché, in questi casi, consiglio vivamente di muoversi con tempestività. A mio parere, stando ai pochi dati in mio possesso, vi sono nel caso in esame i presupposti per potere adire il competente Tribunale del Lavoro al fine di ottenere la trasformazione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato con la conseguente riammissione al lavoro (o, in mancanza, il risarcimento del danno) e il pagamento delle retribuzioni per il periodo successivo alla scadenza del contratto. Anche a Lei, in bocca al lupo!

 

 

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