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Limbiate, aggressione razzista al padre della scrittrice Randa Ghazi

28 Giugno 2009

112_carabinieriLo hanno aggredito in cinque, come un branco. E lo hanno ridotto proprio male: Ibrahim Ghazi, 64 anni, commerciante, ora è ricoverato all’Ospedale di Garbagnate Milanese con due costole fratturate e una vertebra incrinata. Ma ciò che gli fa più male sono quelle parole: «Sei pure un egiziano. Perché non te ne torni a casa tua»?

Eppure da vent’anni la casa di Ibrahim è a Limbiate. Ed è qui che ha fatto fortuna, aprendo una pizzeria, ed è qui che sono nati i suoi figli. Ma per i suoi aggressori, lui era solo uno «straniero».

Venerdì sera il 64enne ha parcheggiato la sua auto nel parcheggio privato di un condominio per andare dal meccanico a ritirare l’auto che si era rotta. Un gesto che fanno in tanti. Davanti all’officina di via San Bernardo, nel centro storico di Limbiate, non c’è mai un buco per parcheggiare. E così in tanti lasciano l’auto all’interno dei cancelli di quel condominio. Suscitando l’ira dei residenti. E quando l’anziano cuoco egiziano ha parcheggiato l’auto, uno dei condomini è andato su tutte le furie: «Vattene subito altrimenti ti scatto una foto con il cellulare e ti denuncio per violazione di domicilio». Poiché lo straniero ha detto che no, non se ne sarebbe andato perché quel parcheggio era pubblico, lui non ci ha visto più. Ha perso le staffe. E ha chiamato i rinforzi.

Uno squillo al cellulare. E dal pianerottolo del condominio è subito sceso un manipolo di parenti e vicini di casa. In cinque, hanno circondato il povero vecchio. Iniziando a spintonarlo e a prenderlo a calci e pugni. E riducendolo davvero male: il 64enne, che ha rimediato due costole rotte e una vertebra incrinata, è ancora ricoverato sotto osservazione nel reparto di ortopedia dell’Ospedale di Garbagnate Milanese.

«Amo l’Italia – dice senza rancore Ibrahim Ghazi, con bende e garze un po’ dappertutto ma ancora capace di avere parole di elogio per il nostro Paese. Qui ho trovato fortuna e sono riuscito a formare una famiglia e a far studiare i miei figli». «Avrei voluto lasciar perdere – aggiunge l’uomo -. Avevo una giornata piena di lavoro, c’era da cuocere il pesce in pizzeria. E ho pensato: se mi metto a litigare, non combino niente. Però loro hanno insistito. E mi hanno circondato. E quando ho protestato dicendo che sono un italiano come loro, loro mi hanno picchiato con ancora più violenza. E’ stata un’aggressione – protesta -. Un’aggressione razzista bella e buona».

Fuori di sé è anche la figlia Randa Ghazi, 22 anni, giovane scrittrice e autrice di tre libri dedicati al tema dell’integrazione: «Mio padre è un uomo onesto e laborioso, pacifico e rispettoso dei diritti degli altri. Non si meritava una cosa del genere. Ora spero che la giustizia punisca con severità questa aggressione». I cinque picchiatori sono stati denunciati per aggressione e violenza privata. Ed è facile pensare che ora arriverà per loro una punizione ben più grave.

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E a Concorezzo una giovane mamma insultata in pieno centro

Ancora razzismo, ancora violenza. Questa volta l’intolleranza ha colpito a Concorezzo. Mercoledì 17 giugno in piazza della Pace, ne pieno centro storico, a due passi dal Comune e all’ombra del campanile della Chiesa parrocchiale, una giovane donna straniera di origine egiziana che passeggiava con i suoi bambini piccoli abbigliata con un abito tradizionale è stata insultata da un passante in modo gratuito: “Guarda come sei coperta – le ha detto l’uomo urlando – guarda come sei vestita. Copriti ancora di più, copri anche il passeggino e i tuoi figli”. E alla risposta sbigottita della giovane egiziana, ha rincarato la dose: “Tornatene a casa tua”. E tutto questo in una vita affollata di gente, senza che nessuno abbia detto una parola a difesa della povera donna. Anzi, c’era chi in modo neppure troppo larvato ha approvato quelle parole denigratorie. Eppure la giovane donna era italiana e vive in Brianza da 12 anni.

L’episodio è stato duramente condannato da Cgil Brianza, che ha denunciato il fatto: “Come Cgil di Monza – si legge in una nota ufficiale – condanniamo nel modo più deciso questi episodi indegni di una civiltà che si dice cristiana e solidarizziamo con le persone coinvolte inoltre invitiamo coloro i quali subiscono violenze di stampo razzista ad avere coraggio e denunciare i soprusi. La Cgil di Monza Brianza intende offrire l’assistenza legale affinché episodi del genere siano penalmente perseguiti”.

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