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Desio, inchiesta “Infinity”: sgominati i pericolosissimi clan

5 Giugno 2009

desioarresto2Estorcevano punendo chi non obbediva, falsificavano soldi e spacciavano droga. Uniti dal solo credo di infrangere la legge e guadagnare senza curarsi altro che dei loro interessi, non erano strutturati in organizzazione di stampo mafioso eppure, tra loro, qualche nome risuona molto familiare alle infiltrazioni ‘ndraghetiste in Brianza.

È terminata ieri la maxi inchiesta dei carabinieri della Compagnia di Desio, coordinati dal Sostituto Procuratore della Repubblica Salvatore Bellomo, hanno lavorato allo scopo di ricostruire legami tra piccolo gruppi di criminali esperti, collaboranti fra loro secondo le proprie peculiarità, per il fine ultimo di fare soldi a qualsiasi costo. Partendo da alcuni episodi criminali apparentemente isolati, in questi mesi di lunghe indagini fatte di intercettazioni, pedinamenti e sequestri, i militari hanno invece individuato tre diversi “clan”, dediti allo spaccio, alla falsificazione di valuta e all’estorsione, tra loro collegati. Nel complesso, l’operazione, ha portato al sequestro di cinque pistole, circa ottanta kg di droga e monete falsificate per circa 50.000 euro. Camion bruciati perché il padrone non voleva pagare il pizzo, euro e franchi svizzeri falsificati in laboratorio, detenzione illegale di armi da fuoco, estorsione e produzione e spaccio di droga, sono i capi d’imputazione piovuti sulle carriere criminali dei ventinove personaggi coinvolti nell’inchiesta “Infinity”, tra cui spicca il nome di Salvatore Lo Mastro, coinvolto nella maxi inchiesta Tornado Gest e che rivelò la presenza della ‘ndrangheta in Brianza. Dal gennaio dello scorso anno decine di Oltre alle ventinove persone ora in carcere, tra cui quindici italiani, altre tredici sono state raggiunte da denuncia a piede libero. Era la primavera scorsa quando un tir di proprietà di un imprenditore di Desio incendiato a Muggiò, aveva fatto pensare ad un atto vandalico; La realtà è che il camion è stato bruciato perché il titolare si era rifiutato di pagare il pizzo. La mano di Saverio Lo Mastro, ex amministratore della fallita Tornado Gest, già in carcere per bancarotta fraudolenta, collaboratore del defunto Rocco Cristello, figura preminente della criminalità organizzata, sembrerebbe essere la responsabile del dolo. Collegati direttamente a lui nella vicenda anche Pasquale Sorbara e Giosuè D’Ambrosi. A Gestire il giro di spaccio erano Antonio Sorice, Romeo Bruno e due corrieri nordafricani. Nel capannone dell’ex geometra Vincenzo Barbagallo, a Besana Brianza, i carabinieri hanno scoperto un sofisticato apparecchio per la falsificazione di monete, italiane e svizzere e oltre all’arresto in flagranza i militari avevano sequestrato 40.000 euro di valuta falsa. Insieme a Barbagallo sono finiti in manette Donato Pintus, Lucio Donatello, Adelio Ceppi e Alfredo Cavallaro. “Siamo partiti da alcuni episodi eclatanti, quali l’incendio e il laboratorio zecca clandestina, per poi scoprire un gruppo di criminali che sul territorio ricoprivano un gran peso – spiega il Pm Salvatore Bellomo – per loro mani passavano droga, armi, e denaro. Fondamentali sono state le intercettazioni telefoniche ed ambientali, il lavoro è stato lungo e difficile, ma così si aggredisce questo tipo di criminalità, anche a costo di inseguirla in bicicletta. L’importante è assicurare elementi del genere alla giustizia”.

 

 

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