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Vittadini incoraggia gli imprenditori

1 Maggio 2009

vittadini“La voglia di mollare, di abbandonare la sfida quotidiana di dirigere una impresa è forte. Ma molti di voi non lo fanno, gli imprenditori non lo fanno. Perché gli piace. Perché sono spinti dal desiderio di costruire qualcosa. Come sempre. Siamo spinti da qualcosa, una sorta di innamoramento che ci spinge a creare qualcosa di bello, a migliorare ciò che ci circonda”.

La verve e il calore umano di Giorgio Vittadini, Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, hanno avvolto la sala meeting dell’Autodromo di Monza riempita da 400 persone accorse all’assemblea annuale di Cdo Monza e Brianza, l’associazione che riunisce 1.100 imprese del territorio. Occasione di riflessione la presentazione del rapporto “Sussidiarietà e piccole medie imprese 2008”. Una ricerca tra 1600 imprese piccole e medie aziende di tutta Italia che rivela uno spaccato “positivo” di come è vissuta e percepita la sussidiarietà tra le imprese, anche a fronte dell’indiscutibile crisi. E che dimostra come “il modello Brianza, il modello della piccola e media impresa ha tenuto meglio di quel sistema finanziario che per anni ci hanno invitato a guardare come fosse il futuro e che invece è crollato – ha sottolineato Vittadini.

Secondo i dati infatti resta prioritario per le aziende creare posti di lavoro (98%) più che cercare profitti. Diffusa tra gli imprenditori la convinzione che la valorizzazione degli aspetti umani e della libertà di chi agisce in azienda migliori il profitto dell’impresa (7,32%). Da qui emerge come gran parte degli intervistati sia aperta al confronto con dipendenti e collaboratori, ritiene di dover valorizzare il capitale umano con risorse interne prima ancora che con il sostegno fiscale, dichiara di apprezzare la promozione dell’iniziativa dei singoli quando questa ricade sulle competenze dell’intero gruppo di lavoro (91%). La conseguenza è che, tra le aziende coinvolte dalla ricerca,  gli interessi degli imprenditori e dei manager coincidono con quelli dei lavoratori.

“Dalla ricerca emerge un prevalente modello sussidiario – ha tuonato Vittadini – che combina i requisiti economici, necessari per poter competere sul mercato, con valori più ampi, legati al benessere collettivo, come il sostegno all’occupazione o altre finalità sociali. Cosa vuol dire questo? Che non dobbiamo, non dovete ascoltare gli economisti, i soloni che scrivono sui giornali. Vuol dire che la famiglia, la persona, non è cosa diversa dall’impresa. Che la vera risorsa su cui può contare un paese come il nostro è l’energia che ognuno di noi ha dentro e che fa superare le difficoltà”. Difficoltà che in qualche caso hanno portato alle estreme conseguenze, come ha ricordato il presidente di Cdo Pietro Peraboni rammentando i due suicidi avvenuti il mese scorso e che hanno portato la Compagnia delle Opere ad offrire ulteriormente il proprio sostegno agli imprenditori in crisi. Perché “non è bene che l’uomo sia solo – ha aggiunto Peraboni. Essere insieme, essere a fianco nella sfida delle azioni quotidiane è la motivazione della nostra presenza”. Come reagire di fronte al momento difficile? “Gli imprenditori chiedono meno vincoli economici e burocratici – ha concluso Vittadini- è necessario comprendere che l’azienda è alleata del lavoratore, e infine le piccole e medie imprese non devono farsi concorrenza ma collaborare per raggiungere

determinati obiettivi. E, dove è possibile, puntare all’estero”.

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