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Dario Casati, in corsa per la Provincia “l’ultimo dei mohicani”

21 Maggio 2009

dario_casatiChe non sarà lui il primo presidente della Provincia di Monza, è quasi sicuro. Che il sole dell’avvenire promesso dal comunismo non è mai sorto, lo sa e – tutto sommato – se ne è fatto una ragione. Di essere “l’ultimo dei mohicani” in una terra che rossa non lo è mai stata, è orgoglioso. Dario Casati, 57 anni, vigile urbano a Lentate sul Seveso e una bella barba marxiana a incorniciargli il volto, è in corsa per la poltronissima della Provincia della Brianza sotto il vessillo del Partito comunista dei lavoratori. Con tanto di falce e martello e inno dell’Internazionale socialista.

Fedele alla sua immagine di bastian contrario, Casati prende coerentemente le distanze da tutti. “Fin d’ora chiariamo – spiega – che, nell’eventualità, di un secondo turno elettorale, non faremo alleanze con alcun schieramento. Niente a che spartire con la destra berlusconiana, ovviamente. Nessun rapporto con il Partito democratico o con Filippo Penati. E neppure con i cugini di Rifondazione comunista, Sinistra democratica, Comunisti italiani.

Figura storica della sinistra briantea, Casati è stato consigliere comunale a Monza per Democrazia proletaria dall’83 all’89, è stato segretario del partito comunista italiano dall’85 all’88 e per Rifondazione dal 91 al 97, fino allo strappo in occasione del primo appoggio esterno del partito al Governo Prodi. Ora torna in politica con il Partito di Marco Ferrando.

“Ci rivolgiamo ai delusi della sinistra – aggiunge Casati -. Noi siamo la sinistra che non tradisce”. Ancora prima che nasca, la Provincia MB è già nel mirino: “Sarà l’ennesimo carrozzone che sprecherà risorse, quando al cittadino servono sanità, lavoro”. Il ruolo dei lavoratori comunisti dunque – sarà quello della sentinella dei diritti: “Ci batteremo – dice – perché cessino le assunzioni a tempo determinato e le consulenze e contro le privatizzazioni che portano al peggioramento dei servizi e all’aumento dei costi, perché acqua e salute sono diritti non negoziabili”.

No anche alla Pedemontana e no al piano dei rifiuti della Provincia che prevede l’ampliamento del forno di Desio. No anche alla cementificazione selvaggia della ex verde Brianza. Altra proposta: trasparenza e contenimento dei costi: “Per noi la politica non è carriera, dunque proporremo che chi viene eletto non abbia una retribuzione superiore allo stipendio medio di un normale lavoratore e comunque non superiore ai 2mila euro per presidente e assessori”.

Iscritto al sindacato di base Rdb Cub e all’Anpi di Cinisello Balsamo, Dario Casati è da anni componente del direttivo del circolo Brianza di Italia-Cuba.

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