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Niente mimose, vogliamo rispetto e opportunità

8 Marzo 2009

Basta, siamo stufe. Stufe di dover festeggiare un giorno a comando quando non abbiamo nessuna voglia di sorridere di fronte alla realtà che dobbiamo affrontare tutti i giorni. Stufe perché non puo’ bastare un giorno per risarcirci di quanto dobbiamo subire quotidianamente. Diciamo basta a questa ipocrisia che ci circonda, che ci regala mimose l’8 marzo per metterci in un angolo il giorno, se non l’ora dopo.

Questo “non è un paese per donne”. Lo sapevamo ma speravamo non fosse più così. E invece scopriamo ogni giorno la cruda verità di stupri e violenze sessuali come fossimo un paese in guerra dove il “nemico”, parente o straniero, se la prende con il nostro corpo. E dove, dopo il danno la beffa, gli stupratori continuano a passare per allegri buontemponi che esagerano un po’ di fronte alla “bellezza” delle ragazze italiane, come fossero dei golosi incapaci di resistere ad una pasta alla crema.

Siamo nauseate dal sapere che nonostante siamo più studiose, più serie e coscienziose, continuiamo a percepire uno stipendio minore rispetto agli uomini a parità di ruolo. Che in Brianza, ma guarda, così come nel resto del mondo, le prime ad essere licenziate siamo noi; siamo noi quelle costrette ad accettare un lavoro con contratti sempre più precari e “atipici”; siamo noi che per l’educazione dei figli o la cura degli anziani dobbiamo abbandonare il lavoro o ridurlo; noi quelle che, secondo una indagine americana, hanno meno possibilità di accedere al credito e quando lo ottengono devono pagare interessi più alti degli uomini. Siamo seccate, perché  sappiamo già che questa crisi non farà che acuire tale situazione. Infastidite perché siamo sempre in fondo nella scala dei ruoli dirigenziali in qualunque settore. Soprattutto in politica dove addirittura il Ruanda ci bagna il naso con un Parlamento, unico al mondo, a maggioranza femminile.

Sono passati secoli ma sembra che, il maschio in tutto questo tempo non sia riuscito a superare la convinzione “bestiale” del rapporto predatorio sui corpi femminili convinto di chissà quale atavico  diritto di proprietà sulle altrui persone e sulla loro libertà; non ha imparato il rispetto per la dignità femminile, continua a pensare, ed agire, il sesso come sopraffazione genitale, ad usare la violenza comunque, psicologica, verbale, fisica, economica.

E noi ? Ci si chiede di resistere, di continuare ad essere l’anello che congiunge l’equilibrio sociale allo sviluppo, perché dall’altra parte non c’è altrettanta caparbietà e capacità; di essere comprensive, di usare quella “ratio” che manca troppo spesso a chi ci hanno dato per compagni. Bè ora basta.

Le mimose le rispediamo al mittente.

Vogliamo svincolarci dalle imposizioni e oppressioni, chiediamo rispetto in quanto persone, vogliamo opportunità vere, concrete, uguali e non i soliti giochetti “al ribasso”. Le nostre volonta’, passioni, e desideri hanno la stessa dignità delle vostre. Vogliamo costruire insieme a chi ci rispetta
una societa’ diversa fatta perché diritti e doveri siano equamente condivisi. Non chiediamo privilegi ma corresponsabilità nel convidere gioie e fatiche. Perché su questo pianeta ci siamo pure noi e abbiamo il vostro stesso compito: renderlo migliore. Ma senza di noi, lo sapete, non potete farcela. Quindi dateci opportunità concrete. E le mimose le raccoglieremo insieme.

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