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Le associazioni al capezzale del fiume malato

16 Febbraio 2009

seveso_fiume_foto_grandeC’era il Wwf, Legambiente, gli Scout, l’Oasi Lipu, la Rete Lilliput, il Touring Club e l’Agenzia turistica provinciale. E insieme a loro tante associazioni culturali, folkoristiche e di promozione del territorio. Tutte al capezzale del fiume nero. Quel torrente Seveso che quando nasce, alle falde del Monte Pallanza nel territorio del comune di San Fermo della Battaglia, in prossimità del confine svizzero, a 490 metri di altitudine, è uno splendore di guizzi, spuma e acque cristalline. Ma quando arriva a Milano, 55 chilometri dopo, è una fogna a cielo aperto che si fa notare per i miasmi nauseabondi e le acque mefitiche e maleodoranti.

Sì, perché lungo il suo percorso si imbatte in 22 comuni – sei dei quali sono in Brianza – che utilizzano il corso d’acqua come una fogna a cielo aperto. Scaricando liquami domestici e industriali. E trasformando il povero fiume in una vera e propria cloaca.

Ora la Brianza vorrebbe riconciliarsi con il fiume malato. Per questo l’associazione ambientalista Fiume Vivo ha lanciato un appello. Chiamando a raccolta tante associazioni e le istituzioni per far risorgere il torrente Seveso. In tanti hanno risposto all’appello. E si sono dati appuntamento sabato mattina a Palazzo Borromeo. Nel cuore di quella Valle del Seveso che insieme a Lentate, Barlassina, Seveso, Bovisio Masciago e Varedo è bagnata dal tormentato corso d’acqua.

“Il nostro obiettivo – ha spiegato Oscar Greco, presidente di Fiume Vivo – non è solo quello di far tornare cristalline le acque del Seveso. Il nostro sogno è quello di restituire il corso d’acqua alla comunità. Ricostruendo quel rapporto intimo che per secoli c’è sempre stato tra fiume e popolazione. E che solo negli ultimi decenni si è definitivamente interrotto. Ma non per sempre”.

Non si tratta dunque soltanto di far tornare i pesci e gli abitatori degli argini, e di aiutare le sponde a ripopolarsi di vegetazione. Il vero e più difficile obiettivo è quello di ritrovare consuetudini e riti dimenticati, tradizioni che si sono perse dopo secoli. E che possono essere ritrovate solo riuscendo di nuovo a rendere vivibile il Torrente Seveso.

I soldi ci sono: Fondazione Cariplo, Regione Lombardia e Provincia di Milano hanno messo a disposizione fondi, uomini e mezzi. Ma ogni progetto resterà un solo un bel sogno su un foglio di carta se i brianzoli non torneranno a vivere e ad amare ogni giorno il torrente Seveso.

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