24 Novembre 2020 Segnala una notizia

A cavallo dell’internazionalizzazione

27 Giugno 2008

Questa la sfida colta dai giovani imprenditori brianzoli così come emerge da uno studio di Confindustria eseguito in collaborazione con la scuola di direzione aziendale della Bocconi e la Fortis Bak: le eccellenze sono davvero qui 

 

 

L’internazionalizzazione? Le imprese brianzole non la temono, anzi la cavalcano. Lo dimostrano i dati della ricerca commissionata dai Giovani di Confindustria Monza e Brianza alla Scuola di Direzione aziendale della Bocconi e sostenuta da Fortis Bak. Un’indagine effettuata su 150 aziende campione in Lombardia e sul territorio di Monza e Brianza i cui risultati hanno evidenziato che le aziende brianzole operano processi di internazionalizzazione per il 92% contro l’89% della media lombarda. Inoltre il 60% delle imprese di Monza e Brianza sono sui mercati esteri da almeno 20 anni. Segno che l’interesse per i nuovi mercati è assai radicato nel dna degli imprenditori locali.

L’attività imprenditoriale all’estero si sviluppa in settori e con modalità variegate: joint venture, creazione siti produttivi, export, commercializzazione prodotti. La maggior parte delle aziende brianzole predilige la presenza commerciale (il 0%) o la creazione di rete distribuitiva.

«Due le motivazioni che spingono gli imprenditori ad andare all’estero – spiega Marco Colombo vicepresidente del gruppo Giovani – la prossimità fisica al cliente e i costi. Questi ultimi in particolare si riferiscono alla materia prima, energia, lavoro».

Ed ecco la curiosità: non è il costo del lavoro, e la conseguente delocalizzazione della produzione a spingere all’estero le aziende, ma sono soprattutto i costi dell’energia. Tanto che i paesi a cui le imprese si rivolgonomaggiormente sono Francia e Germania. Seguono Gran Bretagna e l’est europeo (qui sì il costo del lavoro o le materie prime hanno prezzi più contenuti).

Al di fuori dell’Europa il mercato d’eccellenza per le imprese locali restano gli Usa cui seguiranno, nei prossimi tre anni, Cina e Russia.

Al contrario di quanto si possa pensare, sono poche le aziende che scelgono la delocalizzazione all’estero, meno del 5%. «Gli imprenditori – precisa Matteo Parravicini presidente del Gruppo Giovani di Confindustria Monza e Brianza – preferiscono restare in Italia perché temono l’assenza di controllo sulla produzione e soprattutto sulla qualità del prodotto finito. Sono più propensi a creare partnership per l’acquisto della materia prima in modo da recuperare sui costi di lavorazione».

I risultati della ricerca saranno illustrati martedì 1 luglio durante il convegno "Eccellenza imprenditoriale: il valore dell’internazionalizzazione per le imprese italiane" che si terrà alle 17.30 in Villa Trivulzio di Omate ad Agrate Brianza. Alla tavola rotonda parteciperanno: Maurizio Romiti Ad e vicepresidente di Pentar S.p.a, Giulia Lugresti presidente e Ad di Premafin Finanziaria spa, e presidente della Gilli srl; Renzo Cenciarini professor of Corporate Finance, Sda Bocconi, Alain Hazan direttore generale Fortis Private BAnking Italia, Roberto Pondrelli Area manager, Fortis Commercial Banking Italia. Le conclusioni saranno affidate a Federica Guidi presidente Nazionale Giovani Imprenditori Confindustria

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