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In Brianza è il Carroccio l’asso pigliatutto

15 Aprile 2008

20080415leganord.jpg                 Dalle urne il responso è netto: la Brianza torna ad essere verde come negli anni ’90. Percentuali da primato a Lazzate con il 38% , a Meda il 27%, il 25% a Cesano Maderno, il 23% a Seregno. Due i volti brianzoli in Parlamento: il giovane Paolo Grimoldi alla Camera e l’indistruttibile Cesarino Monti al Senato

La Brianza si tinge di verde. Il sindaco, Marco Mariani, ha il sorriso delle grandi occasioni. Il coordinatore provinciale della Lega Nord, Massimiliano Romeo, stringe la mano a tutti. E’ il Carroccio l’unico vero vincitore delle elezioni politiche in Brianza. Il partito «pigliatutto» che già da anni ha fatto incetta di sindaci e di cariche politiche, avrà da oggi un peso ancora più ingombrante in Brianza. Sono i numeri a rivelare in tutta la sua ampiezza la ritrovata egemonia politica della Lega Nord nella Provincia di Monza: al Senato il Partito del Popolo della Libertà ha ottenuto il 37,68 per cento dei voti, ma la Lega Nord è stata preferita da ben il 15,15% degli elettori. La forza d’urto dei «fazzoletti verdi» è ancora più impressionante nei comuni, dove è tornata la «grande lega» del 1996: a Seveso il Carroccio è al 24 per cento, a Seregno è al 23, a Desio sopra al 20. Perfino nella rossa Limbiate Alberto da Giussano è arrivato quasi al 15 per cento. A Monza in due anni la Lega ha raddoppiato i suoi consensi, passando dal 7,7 a oltre il 15 per cento. E ora alla Lega Nord sarà affidata anche la rappresentanza della Brianza a Roma: ci sono Paolo Grimoldi, confermato in Parlamento, e Cesarino Monti (incoronato dalla sua Lazzate dove la Lega Nord ha ottenuto il 38 per cento dei voti) restituito al Senato, tra i pochi rappresentanti della Provincia di Monza a Roma.

Un trionfo, dunque. Ma la vittoria è soprattutto della Lega Nord. Al punto che, quando nella sala stampa allestita dal Comune all’Urban center, ieri sera a tardissima ora, si sono spente le luci, i leader politici di Forza Italia e di Alleanza nazionale hanno iniziato le analisi politiche. E hanno cominciato a chiedersi seriamente se, un «assegno in bianco» dato alla Lega Nord con tale ampiezza, non finisca per indebolire la coalizione di centrodestra. E se, quello del 13 aprile 2008 non sia stato, in fondo, un voto di protesta del «popolo di centrodestra» nei confronti dello stesso Silvio Berlusconi e delle sue intemperanze sia verbali che politiche. Un voto di protesta che certo ha finito con il premiare il Cavaliere, ma che di fatto restituisce Berlusconi al governo del Paese più fragile di sette anni fa e ora quasi «in ostaggio» del Carroccio.

Della scontentezza della gente ha parlato per esempio Stefano Carugo, alfiere di Forza Italia: «In questa dura campagna elettorale ho avuto l’occasione di avvicinare la gente. E, nelle loro parole, ho potuto constatare quanto sia grande il malcontento verso la politica a le sue liturgie». «Al Nord la gente è stanca – ha ribadito anche Dario Allevi, vicesindaco di An soddisfatto di essersi unito a Forza Italia nel Popolo della Libertà – e ci chiede una politica che garantisca sicurezza e serenità alle famiglie nella vita quotidiana». Proprio su questo punto si concentra l’analisi della vittoria fatta dalla Lega Nord: «Abbiamo vinto – spiega Massimiliano Romeo – perché siamo stati l’unico partito vicino alla gente e abbiamo parlato dei loro problemi reali». Ma, almeno al Nord, nel Popolo della Libertà, la Lega Nord non è mai voluta entrare. E d’ora in poi questo «federalismo» all’interno della stessa coalizione di centrodestra, certo avrà il suo peso.

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