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Stefano Moriggi. È più folle chi dice all’altro folle

1 Marzo 2008

20080301-abitatori.jpgL’Auditorium di Nova Milanese ieri ha ospitato il filosofo Stefano Meriggi, già autore di volumi sulle streghe, che ha parlato del binomio follia-ragione

Anche ieri sera il filosofo ha riempito l’auditorium. Il ciclo di incontri con alcuni dei maggiori pensatori italiani, organizzato da Rosanna Lissoni, continua ad attrarre un numeroso pubblico, come è successo ieri a Nova e come molto probabilmente succederà venerdì prossimo, con Giulio Giorello al Cinema Nuovo di Arcore.

Stefano Moriggi , ricercatore all’Università Statale di Milano, ha proposto un excursus sul tema della follia e più in generale della malattia e dell’emarginazione e della segregazione che vi sono spesso annesse. Una panoramica ricca di suggestioni e allusioni, in cui noi tutti, come società, dobbiamo sentirci parte in causa. Moriggi è partito nella sua analisi da alcuni dipinti di Bosch, dove la malattia era sempre “giusta”: corretta conseguenza di un male scelto, per il quale Dio avrebbe comminato l’adeguata punizione. Il malato, colui che viene additato come folle, sarebbe colui che si autopunisce per aver scelto il male, nel senso che andrebbe incontro consapevolmente a una scelta sbagliata e alle sue conseguenze, la malattia.

20080301.moriggi.jpgMa, passando all’oggi, Moriggi lascia intendere che è la società che ama chiamare folle qualcuno altro, ma solo per sentirsi più sicura essa stessa: quel qualcuno che è diverso, nel senso che non si adegua in toto agli schemi rassicuranti della società stessa. Come «il medico che è più malato del malato» in un’altra opera di Bosch, così tutti noi amiamo dare del «folle» a chi minaccia le nostre certezze. Ma chi ha paura del confronto non è tanto sano, lascia intendere Moriggi, il quale ha concluso facendo capire come la follia sia elemento comune: nel senso di apertura a ciò che è diverso, senza paure, pregiudizi. Questi portano le intolleranze e le peggio cose che si siano viste nella compagnia degli uomini. La follia (in  senso evidentemente provocatorio) è in questo senso accettazione che un altro possa pensarla diversamente da me, accettando anche la compagnia con lui: senza emarginare né colpevolizzare mai nessuno a priori.

 

 

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