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Quando carmina dant panem

4 Marzo 2008

20080304_villa_borromeo_arcore.jpgA Città possibili, ad Arcore, è stato presentato un progetto per un rilancio economicamente sostenibile del patrimonio artistico della Brianza. Con l’analisi di esempi concreti sul territorio 

 

 

Carmina non dant panem? Sbagliato. Duemila anni dopo, la Provincia di Monza è seriamente intenzionata a ribaltare uno dei motti latini più celebri e apparentamente comprovati dalla dura realtà. Come? «Valorizzando quelli che sono i gioielli del patrimonio di famiglia della Brianza – spiega il consigliere regionale del Partito democratico, Giuseppe Civati – e trasformandoli non solo in risorse culturali, ma in un vero e proprio asset economico per il nostro territorio».

Una provocazione? No: un progetto serio, che è stato lanciato mercoledì sera a Cascina sant’Apollinare di Arcore. Si è tenuto in una vecchia corte contadina tornata a nuova vita l’ultimo appuntamento di «Città possibili»: un movimento di amministratori locali che non smettono di coltivare l’idea di una Brianza ecologica, che investa sull’ambiente, sulla cultura e sulla promozione di politiche innovative per tutelarlo e per promuoverlo. A presentare l’idea, solo apparentemente folle, di fare del patrimonio artistico e culturale una delle principali risorse economiche della Brianza del futuro, c’era una delegazione di politici bipartisan: nel Pd Giuseppe Civati, Roberto Rampi; nel PdL Vittorio Perrella e Claudio Claudio.

Diversi per formazione politica, ma uniti nella comune passione per il Brianza, il poker di politici briantei hanno gettato sul tappeto un progetto tanto difficile quanto affascinante: un viaggio nel tempo dove le tappe sono le ville più affascinanti sparse nei 50 comuni della futura Provincia di Monza e Brianza. A fare da «arbitro» c’era Gigi Ponti: l’assessore provinciale che nel progetto delle ville storiche della Brianza ha fin dalla prima ora profondamente creduto. In questo lungo percorso, sono state scelte due tra i capitoli più affascinanti: Villa Reale di Monza e Villa Borromeo di Arcore. «Villa Reale e Villa Borromeo – dice Bertani – possono davvero diventare come la Reggia della Venarìa di Torino: meta di turisti e di cultori dell’arte e tesori d’arte in grado di produrre anche tesori economici. La difficoltà è nell’individuare una giusta destinazione d’uso, che possa trasformare questi gioielli non solo in risorse culturali, ma anche in fonte di arricchimento economico per la comunità briantea».

Perrella ha invece presentato il progetto di utilizzo delle scuderia di Villa Borromeo di Arcore: «Un luogo che ospiterà mostre prestigiose organizzate con enti come la Fondazione Mazzotta di Milano e il Museo delle Culture di Lugano».

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