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Liliana Balduin: sul lavoro ancora discriminate

6 Marzo 2008

20080306_lilianabalduin.jpgLa responsabile del coordinamento donne della Cisl racconta la difficoltà delle donne nel mondo del lavoro dove, a parità di ruolo, guadagnano il 9% in meno.

 «Dobbiamo ancora guadagnare quella parità che la maggioranza delle donne crede conquistata. Ma non è vero – dichiara Liliana Balduin responsabile coordinamento donne Cisl. Nei posti di comando siamo discriminate, negli stipendi più alti siamo discriminate. Sembra che il punto centrale sia il nostro ruolo legato alla "cura". Cioè la donna è discriminata perchè si occupa della famiglia, dei figli prima, dei genitori poi, degli anziani, delle persone più fragili. Il dover seguire gli affetti e il mantenere insieme la famiglia la danneggia nel mondo del lavoro. La donna non ha il tempo e l’energia per pensare alla carriera, c’è sempre dietro all’angolo un "bisogno" altro a cui essa deve accorrere. E se non ha problemi di questo tipo, comunque si porta dietro la discriminazione di genere. L’Italia è rimasta indietro rispetto agli altri paesi europei. Siamo un popolo maschilista e le donne spesso accettano passivamente questa situazione perché sembra immodificabile».

Dichiarazioni sostenute dai dati resi noti dalla Nota aggiuntiva del Rapporto annuale sullo Stato di attuazione della strategia di Lisbona per cui sette milioni di donne in età lavorativa sono fuori dal mercato del lavoro: l’occupazione femminile si attesta al 43,6% in Italia, che si afferma così come penultima in Europa, solo dopo Malta (34,6%) contro la media Europea di occupazione femminile del 57,2%. «L’analisi dei dati rileva che il ritardo italiano è dovuto al dualismo territoriale – spiega Liliana Balduin. Nel Mezzogiorno, infatti, il tasso di occupazione delle donne di età fra i 25 e i 34 anni è al 34,7% contro il 74,3% del nord. Inoltre a parità di lavoro con il sesso forte, le donne guadagnano il 9% in meno: un gap che sale al 26,3% se si prendono in considerazione ruoli manageriali. Nonostante i buoni risultati scolastici, il sesso debole ha grandi difficoltà a raggiungere ruoli direttivi. Nel 63,1 % delle aziende quotate, escluse banche e assicurazioni, non figura alcuna donna in Consiglio d’Amministrazione. Considerando il numero totale dei componenti dei Cda, su 2.217 consiglieri, solo 110 sono donne, pari al 5%. Nel settore pubblico va un po’ meglio, ma i vertici sono maschili: ministre e sottosegretarie sono solo il 20%, le deputate il 17%».

La Nota aggiuntiva mette altresì in evidenza che nella fascia over 45 il tasso di occupazione femminile delle regioni più sviluppate d’Italia crolla di quasi 20 punti percentuali rispetto alla media Ue. Per le donne italiane, in aggiunta, è ancora molto difficile conciliare il diritto all’autonomia e alla realizzazione professionale con il diritto di maternità e alla costruzione della famiglia. «In Italia – continua Liliana Balduin – il lavoro di cura di figli e anziani pesa quasi esclusivamente sulle donne: le italiane lavorano in media 7 ore e 26 minuti al giorno, di cui 5 ore e 20 minuti sono di lavoro di famiglia. Una quota elevata rispetto, ad esempio, alle svedesi che lavorano complessivamente 6 ore e 54 minuti, di cui 3 ore dedicate alla famiglia e il resto al lavoro retribuito».

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