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Lentate ha di nuovo il suo Oratorio Trecentesco

9 Marzo 2008

20080310_i_genitori_di_stefano.jpg Dopo una lezione-introduzione di Philipe Daverio che ha celebrato la giornata "come una tra le più positive per la Brianza, luogo di catastrofi estetiche dove oggi è successo un miracolo", gli affreschi sono stati resi visibili al pubblico 

 

«Questa appartiene ad una delle giornate positive perchè sono in Brianza, un luogo di catastrofe estetica, ecologica e urbanistica ma dove è successo un miracolo: inauguriamo un oratorio del ‘300 riportato in vita e riconsegnato alla comunità». Così Philippe Daverio, ha introdotto una sorta di presentazione-lezione universitaria sul ‘300 e la pittura del secolo intimamente legata alle vicende politiche del periodo per presentare al pubblico, riunito in Villa Cenacolo di Lentate sul Seveso, quello che poco dopo avrebbero potuto ammirare con i loro occhi. Con questa cerimonia l’oratorio trecentesco della Chiesa di Santo Stefano è stato riconsegnato alla città dopo un lungo e complesso lavoro di restauro iniziato nel febbraio del 2006 e concluso il 19 ottobre 2007. Grazie ad una convenziona firmata dalla proprietaria, contessa Anna Porro Schiaffinati, il monumento sarà dato in concessione fino al 2035 all’amministrazione comunale che ha già in programma di aprirlo al pubblico che potrà conoscere gli affreschi attraverso le visite guidate  dei volontari dell’associazione Aircaikos di Lentate (prenotazioni in biblioteca allo 0362-556288).

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Il progetto di restauro porta la firma dell’architetto Valeria Pracchi (Studio Pertot, Pracchi, Rotondi, architetti associati di Milano) ed è costato complessivamente 387.306,96 euro sostenuto dal Comune con il contributo dell’Arpai (Associazione per il Restauro del Patrimonio Artistico Italiano) di Vicenza.

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L’oratorio è un manufatto eretto dal conte Stefano Porro nella seconda metà del Trecento in adiacenza alla residenza fortificata della famiglia. Vi si propone un ciclo di affreschi della "Leggenda di Santo Stefano" suddivisa in 43 riquadri ed è il più vasto ciclo ad affresco mai dedicato al Santo in Italia e forse uno dei più vasti d’Europa. Gli affreschi sono espressione di una committenza emergente, colta e raffinata: Stefano Porro ebbe una carriera politica folgorante e quindi notevoli possibilità economiche. Era uomo di corte e aveva conoscenza di modelli celebrati, come la cappella degli Scrovegni a Padova, la cappella di Carlo IV a KArlstein, le cappelle viscontee di Milano e Pavia.

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Per il suo oratorio scelse pittori di prima grandezza formatisi sull’esempio della cultura giottesca, di Giusto de’ Menabuoi, Giovanni da Milano e Altichiero. Una parte degli affreschi si fa risalire ad Anovelo da Imbonate artista di livello elevato dell’epoca.

 

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